Un approccio metodologico per le problematiche della città storica: L’esperienza di Reggio Emilia

Maria Cristina Costa

Nella tradizione dell’urbanistica istituzionale consolidatasi nel nostro Paese nell’ultimo scorcio di secolo, il piano di un centro storico è essenzialmente uno strumento di conservazione del suo patrimonio edilizio, una Disciplina di tutela generalmente fondata su una classificazione tipologica delle singole unità fabbricative e costituita da un articolato corpo normativo che definisce, fabbricato per fabbricato, le possibili modalità di recupero e di riabilitazione.

Questo tipo di Disciplina, là dove è stata applicata, ha avuto l’indubbio merito di salvaguardare nel recente passato i centri storici nazionali da interventi trasformativi impropri.

Per una sua parte importante il nuovo Piano del Centro Storico di Reggio si colloca all’interno di questa tradizione. I temi della tutela e della conservazione edilizia rimangono temi centrali del Piano che completa e aggiorna le classificazioni e le normative di tutela di una precedente la Disciplina del 1981 sulla base di nuovi e accurati approfondimenti sia di carattere storico e totalmente assenti precedentemente – relativi alle dinamiche strutturali del nucleo antico di Reggio nel corso dei secoli nonché alle origini e trasformazioni di ognuno dei suoi componenti edilizi – sia di carattere tipologico e morfologico.

Vale la pena a proposito di questa meticolosa raccolta di dati di fare alcune ulteriori considerazioni.

Vogliamo ricordare, in primo luogo, una cosa ovvia: la città non esiste da sempre, ma è “nata” a un certo momento della storia e dell’evoluzione sociale e si è trasformata e si trasformerà (qualcuno dice finirà) in un altro di questi momenti evolutivi. La città dunque non esiste in natura, esiste nella storia, cioè ha avuto un inizio ed una evoluzione ricostruibili. Come pur nelle diverse realtà sono individuabili i meccanismi politici ed economici che hanno creato le città storiche, altrettanto individuabili sono i meccanismi politici ed economici che hanno prodotto (a partire dalla rivoluzione industriale) gli attuali organismi complessi che chiamiamo “città”: parrebbe in ogni caso che la città sia stata investita di una crescita, indifferente allo sfacelo, alle tensioni sociali, agli squilibri; orientate “solo” che nel senso dell’ espansione e dell’accrescimento quantitativo.

Negli ultimi anni due sono state le tendenze nell’affrontare le tematiche legate alla città: da un lato i difensori (costi quel costi) del ciclo economico teso alla continuità dello sviluppo quantitativo; dall’altro i difensori della tutela della preesistenza come elemento di recupero della qualità urbana.

Ma se conservazione è valorizzazione e recupero della qualità urbana (e non possiamo che apertamente porci in questa tendenza), il punto di partenza non può che essere la conoscenza di tale qualità, conoscenza che non consiste in rinnegare ciò che è stato prodotto nel passato, ma nel capire un passato per conservarlo e migliorarlo in funzione dell’attualità e del futuro.

Ne deriva come conseguenza che, all’interno di queste esigenze, il rinnovo della città storica dovrebbe divenire un tutt’uno con il più generale assetto del territorio comunale per non dire regionale o addirittura nazionale. La città storica cioè non deve essere considerata come problema a sé stante, ma problema fondamentale in quanto la sorte del territorio circostante, a sua volta colmo di segni storici, non può che essere condizionata da questa fondamentale preesistenza e viceversa.

La sua conoscenza (intesa anche come evoluzione storico-urbanistica) diviene quindi conoscenza fondamentale di tutto l’ambiente urbano; diviene coscienza di essere “cittadini” (appartenenti ad una città) e del perché (storia dell’evoluzione della città), opponendosi ad una visione esclusivamente economicista dell’ambiente urbano, e recuperandone l’essenza stessa dell’esistere si possa fare azione autentica valorizzazione e sviluppo armonico.

Per tutelare (si tratta ormai di una dizione comprensibile a tutti) occorre quindi analizzare, catalogare, censire, elaborare, in una parola conoscere.

Nuova rispetto alla precedente Disciplina, e anche rispetto ai tradizionali strumenti di tutela e conservazione dei centri storici, è la grande attenzione che l’attuale Piano dedica agli spazi aperti del nucleo antico – le strade, le piazze, i larghi, gli spazi verdi – anch’essi “storici” a pieno titolo, dei quali vengono esplorate l’origine, le successive trasformazioni, le regole organizzative, i caratteri tipologici e morfologici, e le vocazioni attitudinali nel quadro urbano. Convergono a questo indirizzo esperienze vissute su precedenti studi.[1]

Le linee guida individuano problemi, temi progettuali e obiettivi di conservazione e valorizzazione per i diversi tipi di spazi aperti presenti nel nucleo antico e sono predisposte sia per la formazione di separati “progetti di settore” (delle pavimentazioni, dell’arredo urbano, del colore, dell’illuminazione) di competenza pubblica estesa all’intera Città Storica, o a sue parti, sia per “progetti integrati d’area” plurisettoriali riguardanti specifiche aree del nucleo antico e gestiti dall’Amministrazione Comunale attraverso il coordinamento dei propri dipartimenti operativi oppure cogestiti in partenariato pubblico-privato.

Il piano organizza l’insieme degli spazi aperti della Città Storica in “sistemi” individuati sulla base dei caratteri strutturali del nucleo antico e degli obiettivi generali di riqualificazione, rifunzionalizzazione e rivitalizzazione che il piano nel suo insieme si prefigge. Per ognuno di questi sistemi, la riqualificazione degli spazi aperti deve essere condotta secondo criteri omogenei in relazione al contesto urbano, criteri che vengono esposti sistema per sistema. All’interno di ciascuno dei sistemi sono inoltre individuati ambiti intersistemici di particolare rilievo storico, morfologico e civico per ognuno dei quali vengono definite le peculiarità problematiche e – nel quadro delle indicazioni generali di sistema- le specifiche linee guida di progetto. Data la loro natura di nodi nevralgici dei sistemi di appartenenza e la loro rilevanza agli effetti della valorizzazione dell’intero quadro degli spazi aperti della Città Storica, per tali aree è auspicabile la formazione di “progetti integrati d’ambito” che garantiscano il coordinamento intersettoriale (di pavimentazione, illuminazione, colore, linguaggio figurativo) degli interventi e una efficace compartecipazione privata al processo di riqualificazione complessiva del centro cittadino.

Tali studi hanno reso possibile una trattazione organica e globale della problematica conservativa del Centro Storico reggiano, delle sue parti costruite e insieme dei suoi spazi aperti, interfacce di un medesimo quadro ambientale da tutelare e valorizzare unitariamente, con significative ricadute anche sulle normative relative ai diversi edifici, non più unicamente descritti e valutati sulla base delle loro singolarità tipomorfologiche ma considerati parti di insieme ambientali unitari ed organici.

Inedita rispetto alla tradizione, e rispetto alla Disciplina del 1981, l’esplicita dimensione urbanistica del nuovo Piano del Centro Storico di Reggio,meglio della Città Storica, che si caratterizza per la diretta assunzione – accanto a quelle tradizionali della conservazione edilizia- delle finalità di riqualificazione complessiva dei suoi componenti fisico-spaziali e di rivitalizzazione dei suoi tessuti produttivi e sociali, e per l’interpretazione quindi dell’antico nucleo reggiano – sia nelle analisi storiche e tipologiche che in quelle di tipo funzionale e fruitivo relative all’attualità – non come insieme statico di edifici da conservare ma come insieme unitario e dinamico di spazi e di attività interagenti nel quadro di un più vasto contesto urbano e territoriale di cui conduce l’analisi.

Un organismo evolutivo dunque da tutelare con rigore nei suoi valori storico ambientali che costituiscono un’irrinunciabile risorsa per l’intera città, ma per il quale è oggi necessario, per la stessa sopravvivenza del suo patrimonio storico, definire una nuova identità, ricercare nuova qualità e visibilità nel contesto cittadino e in definitiva stabilire e consolidare nuovi ruoli attivi nell’attuale compagine urbana attraverso specifiche strategie processuali di riequilibrio a livello cittadino e di riqualificazione rigenerativa a livello locale.

Strategie che a livello operativo devono potersi avvalere di adeguate politiche amministrative e di iniziative gestionali di tipo innovativo – di responsabilità pubblica o pubblico-privata – mirate alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-ambientale. Insieme a una sua rifunzionalizzazione nel contesto urbano e territoriale.

Questo tipo di impostazione costituisce di fatto un avanzamento notevole nella pratica disciplinare relativa ai centri storici e colloca con chiarezza la problematica del Centro Storico di Reggio nel campo proprio dell’urbanistica, e quindi in un rapporto esplicito e diretto, pur con le specificità che gli sono proprie, con le dinamiche di sviluppo della città esterna cresciuta intorno ad esso nell’ultimo secolo. Nel corso della costruzione del nuovo Piano si è avuto modo di riflettere a lungo sulle filosofie progettuali delle precedenti esperienze urbanistiche e sulle conseguenze, certamente non tutte positive, che ne sono derivate tanto sul Centro Storico reggiano che sulla città nel suo insieme, traendone la convinzione che nella fase attuale un Piano del Centro Storico deve essere in grado di coniugare con rigore e determinazione le ragioni della conservazione e quelle della rivitalizzazione, ragioni queste che necessariamente comportano la riattivazione di un forte rapporto tra il nucleo antico con le dinamiche complessive dello sviluppo cittadino.

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Abstract da “Maria Cristina Costa (a cura di) “Citta Storica. Un centro per la città”, Reggio Emilia, Diabasis, 2003”.


[1] In particolare il Piano del Centro Storico di Guastalla per quanto riguarda il costruito e il Piano del Centro Storico di Gualtieri per quanto riguarda gli spazi aperti.

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