1° Premio 2013

Premio ARCo 2013

Una nuova scuola d’artigianato a Torre del Greco. Il restauro del Monastero degli Zoccolanti

Autore: arch. Eva Serpe
Relatrice: prof. Renata Picone
Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento di Architettura
A.A. 2011/2012

 

Giudizio della commissione

La tesi sviluppa con chiarezza espositiva lo studio di una fabbrica napoletana nelle sue componenti strutturali, architettoniche e decorative. L’uso di indagini diagnostiche evolute ed una lettura accurata delle apparecchiature murarie e dei dissesti, hanno consentito di proporre un intervento di consolidamento guidato dalla logica del minimo intervento. La proposta di riuso a scuola artigiana appare compatibile con la tipologia del complesso conventuale ed i nuovi inserimenti, che vedono l’utilizzo sia di materiali e tecniche tradizionali che di tecnologie contemporanee, soddisfano la volontà di renderli distinguibili senza alterare in modo significativo l’architettura del monumento nella percezione consolidata.

 

Relazione del concorrente

  1. IL CONTESTO

1.1 Inquadramento urbano e territoriale

L’edificio è ubicato in via Madonna del Principio a Torre del Greco (NA). Sorge su un’area che presenta caratteristiche geologiche singolari alta 50 m sul livello del mare. Ricade, inoltre, nel centro storico cittadino, individuato dal P.R.G. La struttura del centro storico è a fuso, snodandosi lungo la strada regia, con cui il Monastero ha uno stretto rapporto. Ciò perché su essa sorgeva l’antica Porta di Capotorre, in direzione Napoli. La sua collocazione non è di immediata percezione. Ci affideremo alla stampa dell’ Abbé Brizard di Sant Non (1787), alle Carte Ciofi-Morghen e La Vega (1795).

 

L’incisione mostra la porta accostata al muro perimetrale del monastero che appare esterno alle mura, mentre dalle carte la porta sembra escludere dalla città solo il prospetto ovest. Questa seconda ipotesi ha maggiore credito per la presenza di barbacani in muratura altissimi e dalla base larga su tale fronte. I due elementi cartografici, inoltre, mostrano l’area investita dal ramo ovest della colata magmatica del 1794. Dai lati del Vesuvio sul versante a mare si aprirono a metà strada alcune bocche effusive dalle quali fuoriuscì il torrente lavico che investì la città. Giunto al livello del Monastero, il fronte lavico si divise in due rami, ricoprendo completamente la porta, aggirando il manufatto, entrando i contatto con il lato nord-ovest di quest’ultimo e proseguendo verso Largo Sant’Anna. L’evento generò un cambiamento altimetrico.

 

1.2 Piani Urbanistici Vigenti e Norme

Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale insiste sulla zona in questione attraverso l’Art. 38 per i Centri e Nuclei storici. Altro piano sovraordinato è il Piano Territoriale Paesistico per i comuni vesuviani. L’intero complesso è classificato in zona R.U.A. (Art. 13). E’ riportata, inoltre, la normativa antisismica, indicata nell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003, aggiornata con la Delibera della Giunta Regionale della Campania n. 5447 del 7.11.2002. In particolare l’area in esame rientra nella Zona con pericolosità sismica bassa, che può essere soggetta a scuotimenti modesti.

E’ previsto, quindi, un miglioramento[1] della statica dell’edificio.

  1. INDAGINE STORICA

 

2.1 Ipotesi di evoluzione statica e morfologica del manufatto

Nel 1578 Padre Cristoforo de Cheffontaine, Ministro Generale dei Padri Minori volle fondare il Monastero e l’annessa chiesa di S. Maria delle Grazie. In quell’anno nell’edificio vi officiavano sei frati che venivano chiamati dal popolo “Zoccolanti” per i calzari che indossavano. A confermare l’ ipotesi della fondazione è lo stesso monumento: attraverso la lettura della tessitura muraria, composta da diatoni in tufo giallo napoletano e malta di calce e da pietra vesuviana di varia provenienza, si ascrive l’edificio al XVI secolo. Subì poche trasformazioni strutturali fino all’eruzione del 1794. Si è detto che la lava aggirò l’edificio, investendo il lato nord-ovest, dove vi era l’antico accesso, che oggi appare ostruito, insieme ad altre bucature. Fu necessario realizzare un nuovo ingresso che portava direttamente al primo piano. Sebbene il Monastero fosse stato solo lambito dalla colata lavica, certamente l’intero complesso ebbe vari dissesti alle strutture, a causa dei continui terremoti che precedettero l’eruzione. Per il consolidamento dell’intera struttura, si ritenne di intervenire costruendo sulle pareti esterne del Convento enormi contrafforti, quattro a ovest, cinque a sud. Ed anche sui pilastri centrali interni furono costruiti contrafforti collegati a due a due ad arco, sulla cui copertura si realizzò un terrazzino a servizio del piano superiore. Nel 1923 subentrò alla comunità della Visitazione la Congregazione delle Suore dell’Addolorata. Inizialmente, attraverso il ricorso all’autorità giudiziaria, le Suore riuscirono a liberare l’edificio dagli occupanti, sfollati della Seconda Guerra Mondiale, che, a varie riprese, avevano indebitamente utilizzato il piano inferiore del complesso conventuale per abitazioni ed per attività commerciali. Negli anni ’80 del ‘900 l’edificio fu sconvolto da un nuovo evento naturale, questa volta di tipo sismico. Ciò all’esterno generò il crollo parziale di una volta sul fronte est, oggi ancora visibile, nonché la chiusura del vano d’accesso allo scalone che collegava piano terra e primo piano. L’intervento di consolidamento consistette nell’inserimento di catene metalliche sul fronte ovest, tipico degli interventi post sisma (capochiave con piastra e trefolo unico). All’interno si hanno interventi puntuali di scuci e cuci e il rifacimento di archivolti con conci in pietra e malta bastarda e delle piattabande. Ad ogni modo, l’intervento maggiormente invasivo fu la realizzazione di una soletta armata al primo piano. Piccoli interventi nel 1999 riguardarono iniezioni armate agli archivolti e il consolidamento mediante un guscio in calcestruzzo armato dei residui della volta crollata. Oggi il Monastero risulta in totale stato di abbandono.

 

  1. DESCRIZIONE DELLO STATO ATTUALE DELL’EDIFICIO E DELLE SUE CONDIZIONI DI DEGRADO

3.1 Esterno

Studio dell’umidità

Oltre ad umidità di tipo meteorica, generata da mancanza di sporti, che determina fenomeni di dilavamento, ve n’è una di tipo accidentale, causata dal cattivo funzionamento del sistema di smaltimento delle acque meteoriche: le pluviali fatiscenti provocano degrado della superficie muraria, consistente in presenza di vegetazione, efflorescenze saline e patina biologica.

3.2 Interno

Descrizione spaziale

L’impianto seicentesco del Monastero è basato su una geometria quadrata, con un chiostro centrale di 21.60 x 21.20 m. circa. Il Convento si sviluppa su due livelli principali oltre ad un interrato parziale sul lato a sud. Originariamente i due livelli erano collegati da una scala principale in muratura ubicata nell’angolo sud-est, oggi crollata parzialmente; l’unico collegamento esistente è costituito da una piccola scala ricavata nello spessore della parete verticale portante lungo il lato Ovest. La tipologia a corte è caratterizzata da tre ali simili e una, di spessore ridotto, addossata alla Chiesa della Madonna delle Grazie. La corte è configurata come un chiostro porticato composto da cinque archi a tutto sesto per lato che poggiano su pilastri a sezione quadrata, con quelli centrali che avanzano formando al piano superiore dei terrazzi. I corridoi del chiostro sono coperti da volte a crociera decorate da affreschi, databili intorno alla seconda metà del XVI secolo, raffiguranti cartigli e rami d’ulivo. Le pareti, invece, sono affrescate da ventotto scene, intervallate da medaglioni raffiguranti personaggi storici appartenenti all’Ordine dei Francescani, che raccontano episodi della la vita e delle opere di S. Francesco. Al centro un pozzo in pietra lavica. Al chiostro si può accedere da Via Madonna del Principio, con l’ingresso in un atrio con volta a botte lunettata alla cui sinistra troviamo alcuni ambienti di servizio. A destra dell’atrio troviamo il refettorio dei frati, un locale rettangolare voltato con copertura a botte unghiata. Dalla scala posta nei locali di servizio si smonta sul corridoio centrale del primo piano del Convento che si sviluppa lungo tre lati dell’edificio. Ai lati del corridoio sono ubicati locali che erano destinati all’infermeria, ricezione, alloggi delle Suore, aule scolastiche; nel quarto lato, confinante con la Chiesa, vi sono delle sale per uso giornaliero non disimpegnate dal corridoio. La copertura, caratterizzata da una sequenza di volte estradossate, presenta una vasta superficie calpestabile.

Studio del quadro fessurativo

La maggior parte di lesioni è concentrata in corrispondenza delle volte a vela dei corridoi del chiostro e per quasi tutta la navata nel locale ex refettorio a livello chiostro. L’andamento di queste è fortemente longitudinale. Una delle cause, oltre la vetustà e la mancanza di un’efficace opera di manutenzione, è la spinta dovuta all’eruzione, la quale ha generato un movimento di traslazione tra le parti. Ad essa si aggiunge un aumento del carico, per la realizzazione della soletta armata dopo il terremoto, che ha reso la copertura in muratura una struttura rigida e quindi più fragile. Ulteriore effetto dell’intervento post- sisma sono lesioni da schiacciamento nonché lesioni da taglio in corrispondenza degli archivolti. Analizzati i dissesti, e appurato che il quadro fessurativo sia fermo, un criterio preventivo è quello di evitare di appesantire le strutture esistenti in modo da contrastare la formazione di nuove fessurazioni. Linee guida sono fornite anche dal D.M. del 14.01.2008.

Studio dell’umidità

I locali al primo piano del Convento presentano distacchi di intonaci causati dall’imperfetta impermeabilizzazione della copertura. Per confermare tale ipotesi ci si è avvalsi della termografia. La causa risiede nella cattiva posa della guaina in copertura che, non risvoltando in corrispondenza del parapetto, ha permesso infiltrazioni di acqua meteorica. L’area in rosso mostra la presenza di umidità in quanto dove c’è acqua il materiale ha una massa termica più elevata e la sua temperatura diminuisce più lentamente. Ulteriore motivazione è la mancanza di infissi. Gli interventi immediati saranno l’inserimento di infissi, la sostituzione della guaina impermeabilizzante, mentre per eliminare gli effetti si propone il rifacimento dell’intonaco.

Per quanto riguarda il piano inferiore si riscontrano distacchi parziali o totali di intonaco, umidità di risalita, perdita di cornici e stucchi. Drammatica è la condizione degli affreschi del chiostro. Tutta la superficie è ricoperta da uno strato di polvere e di sporco, che impedisce in larga parte la lettura delle immagini. Le scene perimetrali, così come le decorazioni delle voltine, presentano tutte le stesse problematiche: fenomeni di esfoliazione e distacco, soprattutto in prossimità dell’umidità con la lava pietrificata; pulverulenza della pellicola pittorica, cadute di intonaco con conseguenza perdita di vasti partiti decorativi e brani pittorici.[2] Le condizioni di degrado dipendono fortemente dall’umidità, vuoi di risalita, vuoi accidentale e meteorica. Da tale analisi, scaturiscono gli interventi volti all’eliminazione di tali fenomeni, quali:

  • la creazione di lavagnette lapidee per i fenomeni di dilavamento,
  • la realizzazione di una barriera tra il suolo e le pareti verticali, per contrastare la risalita di umidità ,
  • la sostituzioni delle pluviali che ad oggi risultano fatiscenti.

Anche qui la termografia ha permesso di approfondire la conoscenza e di guidare le successive scelte progettuali. Sono scaturite informazioni riguardo la tessitura muraria al di sotto di superfici affrescate, che risulta caotica presentando anche punti di discontinuità, nonché l’individuazione di un distacco della superficie affrescata, che, nell’immagine termografica, corrisponde all’area rossa. Il distacco genera una camera d’aria che trattiene il calore.

  1. IL PROGETTO

Le scelte funzionali sono dipese dalla volontà di inserire il Monastero nel sistema città da cui oggi appare escluso. Si è posto l’accento sulla panoramicità del luogo attraverso l’inserimento in copertura di attività ricettive, un’enoteca, per la produzione del Lacryma Christi del Vesuvio. Nella logica del minimo intervento, mossa dalla volontà di conservare il Monastero come è giunto a noi, la funzione scolastica è quella che, tipologicamente, si avvicina al monastero, composto da un chiostro centrale, che nella scuola corrisponde all’atrio, attorno al quale vi sono le celle dei frati, che diventerebbero aule. Naturalmente, anche in questo caso, la scuola è contestualizzata: Torre del Greco è famosa per la lavorazione del corallo e di cammei. L’idea di inserire spazi di rappresentanza deriva dal programma Più Europa che descrive il Monastero come perno strategico della logica sistemica basata sulla Festa dei 4 altari, ricorrenza che commemora il Riscatto Baronale del 1699.

4.1 Interventi di consolidamento

Consiste nel cerchiaggio dei piedritti per aumentarne la capacità portante con l’utilizzo di barre filettate in acciaio inox tenute insieme da un manicotto. Vantaggi dell’uso di trefoli sono le dimensioni ridotte, che consentono di curvare i trefoli in corrispondenza di spigoli. Inoltre, la stessa forma porta ad un’elevata aderenza tra gli elementi stessi e la malta che li avvolge garantendo un buon comportamento meccanico. L’acciaio inox è stato scelto perché fortemente sperimentato ed inoltre può rimanere a vista permettendo la leggibilità dell’intervento. Naturalmente l’eliminazione degli effetti consiste nella sarcitura delle sezioni, che vedremo in dettaglio successivamente, salvo di quelle fessurazioni che interessano le volte a vela: queste ultime sono concepite come testimonianza storica.

4.2 Interventi sull’umidità

Gli interventi volti all’eliminazione dei fenomeni di degrado dovuti all’umidità vedono l’inserimento di infissi in corten e di lavagnette lapidee; la sostituzione della guaina, nonché la posa di una nuova pavimentazione in teak che renda la copertura praticabile; la creazione di una barriera tra suolo e pareti verticali, attraverso la procedura COX. Per la messa in opera di quest’intervento bisogna assicurarsi che sia funzionante il vespaio nel sottosuolo. Nel caso-studio è stata concepita una camera d’aria in collegamento con l’esterno con l’utilizzo di igloo. Si passa, poi, alla realizzazione di fori a 20 cm dal pavimento con interasse di 15 cm per tutta la lunghezza del muro, in cui viene colato del materiale resinoso. Per l’eliminazione degli effetti, il rifacimento dell’intonaco.

4.3 Progetto di conservazione delle superfici architettoniche

Interno (chiostro)

La prima fase di pulitura vede l’utilizzo di acqua demineralizzata, nebulizzata delicatamente. Ciò perché l’intonaco risulta poroso, quindi fortemente assorbente. Segue un’applicazione di compresse di pasta cellulosa umida imbevuta con acqua deionizzata. Queste tecniche servono per l’eliminazione di cloruri, nitrati e soprattutto di solfati, tutti sali solubili in acqua, che formano sulla superficie una patina biancastra, rimovibile con più applicazioni nell’arco di poche ore. La fase di consolidamento è più o meno comune a tutte le forme di degrado e consiste nella velatura di carta giapponese e caseinato di ammonio, salvo che per la lacuna, per cui si prevede un’integrazione dell’intonaco mancante in malta di calce idraulica in leggero sottosquadro e una reintegrazione pittorica in rigatino delle linee dell’affresco con acquerello e pigmenti legati con caseinato di ammonio. Infine si ha la stesura di uno strato protettivo in resina acrilica.

 

Esterno

In merito ai prospetti c’è da dire che presentano un forte dilavamento dovuto al cattivo deflusso dell’acqua piovana; ma mentre i prospetti Sud e Nord sono stati oggetto anni fa di interventi, e oggi risultano intonacati, il prospetto Ovest presenta uno stato di degrado molto elevato: mostra interamente il paramento murario ed in molti punti ritroviamo efflorescenze saline e vegetazione infestante. Si è deciso di intervenire preservando il fronte come è giunto a noi, attraverso l’estirpazione manuale del verde infestante seguita dall’applicazione di un pulitore biocida e l’eliminazione di efflorescenze con acqua demineralizzata nebulizzata. Seguirà naturalmente una microstruttura delle lesioni e una scialbatura di acqua e calce.

4.4 Progetto Architettonico

Esterno

A scala urbana l’area presenta vari limiti, quali barriere architettoniche dovute al forte salto di quota, mancanza di attrezzature e pavimentazioni adeguate per la gestione e la fruizione degli spazi. Il progetto cerca di superare tali ostacoli, garantendo l’accessibilità[3] attraverso l’inserimento di nuove pavimentazioni, in pietra lavica per gli accessi e in basalto per gli spazi di sosta, lavorati in modo da non essere a fondo dissestato. La posa segue la giacitura del monastero.

L’area a valle è concepita come “naturale”.

 

Interno

Partendo dal piano terra come primo step vi è la posa di nuove pavimentazioni, in pietra lavica per il chiostro, e in resina per gli interni. Si è detto che la funzione sarà quella rappresentativa: è stata inserita una sala conferenze, spazi per esposizioni, ma anche funzioni fortemente legate alla celebrazione della Festa, laboratori, book shop ecc. Studiata è stata anche l’illuminazione del cortile. L’idea è quella di nascondere i corpi illuminanti al di sotto delle sedute, in modo da non generare abbagliamenti e da avere un’illuminazione uniforme degli affreschi dal basso verso l’alto. Per gli interni si è utilizzato un sistema di cavi e punti luce che non risultano impattanti da un punto di vista estetico. Naturalmente ipotizzato è anche l’impianto di riscaldamento integrato nel pavimento galleggiante.

Parte fondamentale è il progetto per il superamento delle barriere architettoniche, per dare la possibilità anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di accedere agli spazi di relazione. Nella nuova pavimentazione è integrato il percorso tattile in gres ceramico: gli elementi modulari dotati di scanalature permettono di muoversi attraverso il senso tatto plantare, l’udito e il contrasto di luminosità.

Il primo piano è adibito a scuola di artigianato, mentre la copertura accoglie un’enoteca. Entrambe le funzioni hanno supposto, secondo il D.M. 16.02.1982 antincendio, l’inserimento di estintori ogni 15 m^2 posizionati in posti visibili, percorsi di esodo di lunghezza inferiore ai 40 m, e vani antincendio compartimentali, in cui vi si trovano anche ascensori in vista del superamento delle già citate barriere architettoniche. In alzato, tali elementi sono stati concepiti come totem, la cui principale caratteristica è l’essere monolitico e visibile.

in seguito aggiunti anche a sud. L’obiettivo è perciò quello di evidenziare tale fronte come peculiare rispetto agli altri.

[1]D. M. 20/11/87

[2] Lessico 1/88

[3] D.M.236/89

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