Premiato

Premio ARCo 2015

Il Castello Orsini di Pitigliano: Storia e Restauro

Autore: Ilaria Guidi, Nirvana Lipari, Irene Moretti
Relatore: Prof Michele Zampilli

Correlatori: Ing. Giuseppe Carluccio, Arch. Barbara Fiorini
Università degli Studi di Roma Tre
Dipartimento di Architettura

Laurea Magistrale in Architettura – Restauro
A.A. 2014/2015

 

Relazione del concorrente

 Il Castello Orsini di Pitigliano è stato dichiarato bene culturale (art. 10 comma 1 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42), il 1 dicembre 2010 attraverso il Decreto 637/2010. E’ una Fortezza di carattere monumentale e costituisce memoria viva di un territorio e della sua gente.

Trattandosi di un oggetto di studio abbastanza complesso sia per le dimensioni notevoli, sia per la comprensione delle fasi costruttive ma soprattutto per le trasformazioni che ha subito nel corso del tempo, si è dovuto seguire un metodo di studio dinamico, sviluppato su percorsi paralleli finalizzati alla conoscenza totale del manufatto, base per una metodologia progettuale consapevole.

 

  1. PROCESSO DI INDAGINE CONOSCITIVA DEL MANUFATTO

Il processo conoscitivo si è sviluppato attraverso una prima fase di raccolta di documenti d’archivio, (documenti grafici, capitolati, computi metrici, libretti di cantiere), presso l’Archivio della Diocesi di Pitigliano–Sovana–Orbetello, l’Archivio di Stato di Firenze e la Soprintendenza BAP per le Province di Siena e Grosseto.

Successivamente, attraverso un riordino puntuale di tutta la documentazione raccolta, si è potuta ricostruire una storia dettagliata dei restauri novecenteschi, organizzata attraverso una suddivisione per ambienti, per la conoscenza dei quali e delle trasformazioni da essi subite è stato fondamentale un confronto tra il rilievo attuale da noi effettuato e il rilievo del 1783.

L’indagine conoscitiva del manufatto è stata sviluppata attraverso un rilievo diretto molto dettagliato, accompagnato dal raddrizzamento fotografico per evidenziare i caratteri materici degli elevati. Dal rilievo geometrico generale, si è scelto di approfondire alcuni dettagli in scala 1:50 arrivando anche alla rappresentazione del colore. Un successivo rilievo di tipo costruttivo al dettaglio di parti più significative della copertura, ha permesso di effettuare una verifica dei dati raccolti attraverso i documenti.

L’indagine conoscitiva di tipo storico è stata effettuata attraverso la ricerca bibliografica, base per la ricostruzione ipotetica delle fasi costruttive dell’intera Fortezza. Fondamentali per questo i disegni attribuiti ad Antonio da Sangallo il Giovane, conservati presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze, e gli affreschi del salone d’ingresso del Palazzo stesso.

 

  1. PROGETTO STRUTTURALE ATTRAVERSO TRE TIPOLOGIE DI INTERVENTO.

Tra le fasi sopra elencate di questo lungo processo di indagine conoscitiva del manufatto, il rilievo di tipo costruttivo delle coperture ha costituito la base per il progetto di intervento strutturale. E’ in questa fase, infatti, che sono stati individuati i caratteri tipici, dei materiali e delle tecniche costruttive, e sono stati catalogati gli elementi strutturali che compongono l’edificio. L’uso di Manuali di Recupero e dei Codici di Pratica è stato fondamentale. Sono state studiate e approfondite le connessioni tra gli elementi e valutate le situazioni strutturali deboli.

L’Ala Nord negli anni ’70, divenuta proprietà della Diocesi di Pitigliano, essendo la parte meno conservata del Palazzo viene sottoposta ad interventi di ristrutturazione e consolidamento molto invasivi. Le coperture sono state completamente ricostruite con una struttura latero cementizia. In tutto il Palazzo, poi, è stato inserito un cordolo in cemento armato nella muratura in tufo esistente che ha portato al pericoloso irrigidimento di tutta la struttura di copertura rispetto alla scatola muraria sottostante. In altre parti sono stati eseguiti interventi localizzati con sostituzioni parziali ed opere poco compatibili con la struttura esistente.

Per questa ragione l’intervento progettuale si è concentrato sulla struttura di copertura prevedendo, per ciascuna parte di questa, modalità diversificate a seconda del grado di trasformazione subito.

In generale, si è scelto un’ intervento di riconfigurazione per l’Ala nord, demolendo il solaio in latero cemento e riproponendo l’assetto delle coperture ante restauri novecenteschi, quindi una struttura lignea tradizionale.

A sud dove l’orditura in legno presenta buone condizioni, si è effettuato un intervento di consolidamento, ripristinando la geometria del tetto originario con la sostituzione delle tavelle con pianelle.

Nell’ala est si è optato per un intervento di tipo integrativo, ovvero l’aggiunta di staffe metalliche, così da migliorare la connessione tra gli elementi lignei delle capriate.

L’intera copertura è stata migliorata dall’inserimento di un pacchetto ventilato e dalla sostituzione del cordolo in cemento armato con un cordolo in acciaio costituito da piatti metallici in acciaio zincato collegati alla muratura tramite barre d’acciaio.

Si è proposto, inoltre, un’alternativa, in cui si agisce meno radicalmente ma lasciando intatte le parti non ammalorate e intervenendo in modo puntuale attraverso un’opera di consolidamento e integrazione di pezzi mancanti.

  1. INQUADRAMENTO TERRITORIO INSEDIAMENTO

3.1 Inquadramento e territorio

La città di Pitigliano si trova all’estremo sud della Toscana, nella regione delimitata dai corsi del fiume Fiora ad occidente e del fiume Paglia ad oriente, non lontana dal lago di Bolsena, dal Monte Amiata e dal mare dell’Argentario.

Si tratta di un territorio scosceso e irregolare, dai confini ristretti, un angolo minimo dell’antica Etruria. Di sicure origine etrusche, Pitigliano, fece probabilmente parte della lucomònia di Vulci. Secondo varie indicazioni Pitigliano protrebbe essere stata la perduta città etrusca di Statonia, il maggiore centro etrusco della Maremma collinare, del quale parlano Plinio, Varrone, Strabone, Vitruvio, Seneca. Successivamente occupata dai Romani, la città fu chiamata Petilianus, in onore della famiglia Petilia che l’avrebbe rifondata.

Ed è in queste tortuose e strette valli che è concentrato un incredibile numero di vie cave, tutte disposte a raggiera intorno ai principali insediamenti antichi. Le valli, le gole, i poggi rupestri che circondano Pitigliano, mostrano ancora come ogni angolo di questo territorio fosse meticolosamente scolpito, con ogni sorta di interventi, soprattutto cultuale.

Tutti questi antichi percorsi, presso l’ingresso a valle, o in quello a monte, furono inglobati nel locale culto cristiano, grazie all’erezione di chiese, oratori, romitori e altri edifici di culto, in epoca medioevale.

Si presenta su un’alto masso di roccia tufacea di colore grigio, giallo e rossastro che si erge a strapiombo tra le valli del Meleta, del Lente e del Procchio. Si può assimilare dal punto di vista geologico ad altri antichi insediamenti e costituisce di per sé un luogo di difesa formidabile.

3.2 Insediamento

Sulla rupe di Pitigliano si è sviluppato un tessuto residenziale estremamente compatto, di impianto fusiforme, che peraltro fino ad oggi non ha subito modifiche sostanziali, la parte del paese nuovo è tutto sviluppato verso est. Il tessuto storico è quadripartito da tre vie longitudinali ed è collegato in trasversale principalmente da sottopassi.

Il primo nucleo insediativo, muovendo da est verso ovest, si è sviluppato lungo il percorso di crinale secondario, cioè sul displuvio del promontorio tufaceo, l’attuale via Roma. E’ un luogo difeso naturalmente da forre di tufo che solcano,come lunghe gole, il territorio. I fondovalle toccano la profondità di cento metri. Sul perimetro del costone sono state innalzate le mura a difesa della città, e scavati dei profondi fossati che attraversano da parte a parte il paese. Inoltre è chiaramente visibile e in uso ancora oggi il percorso di controcrinale sede sia di percorrenze locali ma anche di vasto raggio. A questo si aggiungono i percorsi di fondavalle atti a collegare pitigliano con nuclei ubani importanti anche distanti.

Sulla parte sud del costone si sviluppa il “Ghetto”, che testimonia quattro secoli di presenza ebraica a Pitigliano. Per questo motivo è detta “piccola Gerusalemme”, e troviamo in essa una piccola sinagoga.

3.3 Cartografia

In generale bisogna affermare che la cartografia relativa a Pitigliano è povera poichè il lavoro dei cartografi e degli ingegneri nei secoli è risultato essere molto lungo e difficoltoso a causa dell’orografia del territorio pieno di dirupi e macchie impenetrabili e per la presenza della malaria nelle campagne circostanti.

Prima del 1780 esistono solo dei “ritratti” urbani, relativi a Pitigliano come questa schematicha veduta manoscritta secentesca tratte da V. Ruggeri.

Nel 1749 compare, inoltre, la prima carta attendibile di tutto il centro abitato. Si tratta di un rilievo planimetrico diretto, colorato, contenuto nella «Raccolta di piante delle principali fortezze del Granducato di Toscana di signor Odoardo Warren Colonnello del Battaglione d’Artiglieria e Direttore generale delle Fortificazioni di Toscana» denominata Pianta della Terra e Rocca di Pitigliano Contea di S. M. I., orientata con il nord-est in alto e recante in legenda i nomi dei principali monumenti, della principali piazze e dei punti fortificati . Da questa, che può essere considerata la pianta fondamentale di base, sono state tratte presumibilmente tutte le altre rintracciabili nel XVIII secolo.

E’ chiaro che la fortezza sia stata impiantata ad est con preciso scopo difensivo, essendo quello l’unico punto non difeso naturalemente della città. Inoltre la forma della fortezza sostanzialmente è rimasta immutata nel tempo.

3.4 Il Palazzo centro culturale

La Fortezza Orsini di Pitigliano, oggi, situata all’estremo margine orientale dell’antico borgo, rappresenta il centro culturale della città. La parte a Nord funge da Palazzo Vescovile e sede amministrativa della Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. A nord-est al piano terra ha sede la Biblioteca comunale, che è un’ importante centro per la comunità. al primo piano troviamo il Museo Archeologico in cui si conservano importanti reperti etruschi. Nella parte a Sud-Est, ovvero nel palazzo comitale, nella torre, nel cassero e nel corpo di passaggio che li collega, è stato allestito, già dal 1989, il Museo Diocesano di Palazzo Orsini.

  1. STORIA E RICOSTRUZIONE IPOTETICA FASI COSTRUTTIVE

La storia dell’imponenete complesso fortificato è strettamente collegata alle vicende del territorio e dei personaggi nobiliari che vi si sono alternati nei secoli a partire dall’inizio del primo millennio.

FASE I: La Rocca degli Aldobrandeschi (XIII sec.-1293)

La primitiva Rocca fortificata di Pitigliano sorge durante il periodo dell’incastellamento operato dai Conti Aldobrandeschi, signori lucchesi, di origine longobarda.

Ad est dell’isola tufacea, si era attestata una cortina di difesa con tre torri circolari sulla parte avanzata alle cui spalle si sviluppava la dimora dei conti. La Torre del palazzo comitale, comunicava attraverso un passaggio interno col sistema anteriore di difesa, dal quale emergono due torri semicircolari accostate a presidio di un ponte levatoio. Il Conte risiedeva nel primitivo Cassero. La fortezza veniva poi difesa sui fronti Est ed Ovest dalla successione di tre fossati.

Nel 1293 il matrimonio tra Romano di Gentile Orsini e Anastasia, figlia di Margherita Aldobrandeschi, pose il fondamento della signoria degli Orsini.

E’ con la famiglia degli Orsini Conti di Sovana e Pitigliano che la vecchia Rocca Medievale degli Aldobrandeschi diviene una residenza rinascimentale.

FASE II: La dimora dei primi Conti Orsini (1293-1480)

Romano Orsini (1266-1330) ricevette in dote la Contea di Pitigliano nel 1293 e decise di stabilire la sua residenza nell’antica Rocca Aldobrandesca. Romano e la sua corte, probabilmente, continuarono ad occupare gli ambienti del corpo di passaggio, sopra il qule passava un cammino di ronda a protezione dell’ingresso sud della fortezza. A questo periodo risalgono modesti interventi.

Risalgono invece al periodo di Bertoldo (1389-1420) la realizzazione del piano terra del palazzo comitale ed il probabile restauro della torre sud.

FASE III: Il Palazzo Comitale di Niccolò III (1480-1490)

Il personaggio chiave di questa trasformazione è Niccolò Orsini, al governo della Contea nel XV secolo, fu allo stesso tempo un grande condottiero ed un uomo sensibile alla cultura rinascimentale. La sua carriera militare gli consentì di avere le risorse necessarie per realizzare nel decennio 1480-1490 l’intero Palazzo Comitale. Nel cortile superiore del Palazzo, Niccolò fece inserire alcuni elementi architettonici tipici delle dimore signorili dell’epoca, come il portico con colonne ioniche, il pozzo con gli stemmi araldici della famiglia ed il portale di ingresso. Inoltre una volta realizzato il palazzo, nel 1490 fece affrescare le sale interne che celebravano la famiglia Orsini. Il tema predominante è quello cosmologico. Nel salone di ingresso è possibile individuare in una delle lunette quella che è la prima immagine conosciuta del palazzo Orsini. Immagine realizzata molto probabilmente al termine dei lavori di realizzazione del palazzo. Questo affresco, durante lo studio delle fasi costruttive, ha permesso di capire quali parti della fortezza fossero già presenti nel XV secolo. Sono ben distinguibili il palazzo comitale a sinistra, la Torre e la fortificazione a torri circolari a protezione della dimora dei Conti. E’ proprio questa fortificazione sorta probabilmente già in epoca medievale, quando i signori feudali erano gli Aldobrandeschi, sarà oggetto della seconda grande trasformazione della fortezza Orsini.

FASE IV: La fortezza del Sangallo (1543-1545)

Circa 50 anni dopo la realizzazione del Palazzo Comitale, Gianfrancesco Orsini, Conte di Pitigliano, intuisce l’esigenza di un rinnovamento delle vecchie fortificazioni di Pitigliano. Decide così di chiamare a corte Antonio da Sangallo il Giovane. Antonio proprio in questi anni, cioè nella prima metà del 500, è impegnato con i Farnese a realizzare il ducato di Castro ed anche qui progetterà una nuova fortificazione adeguata. Siamo in un’epoca in cui la diffusione delle armi da fuoco impone un rinnovamento dell’architettura militare. Inoltre, analizzando alcuni dei progetti per fortificazioni di Antonio di quel periodo, si nota subito come le torri circolari lasciano il posto ai bastioni poligonali e a massicce cortine murarie più resistenti agli attacchi dell’artiglieria da fuoco. Quest’evoluzione dell’architettura militare è molto chiara proprio negli schizzi progettuali che Sangallo fa per le nuove fortificazioni di Pitigliano. La nuova sistemazione dei sistemi di difesa prevede due bastioni poligonali che si vanno a sovrapporre alla precedente rocca con tre torri circolari. In effetti nella realizzazione del progetto di Antonio da Sangallo, avvenuta tra il 1543 e il 1545, la torre a pianta circolare più a nord verrà inglobata nella muraglia del nuovo bastione.

FASE V: La fortezza nel Granducato dei Lorena (1749-1825)

L’impianto della Fortezza e del palazzo comitale degli Orsini giunse al XVIII secolo sostanzialmente invariata.

La realizzazione del nuovo acquedotto cittadino portó alla realizzazione di una doppia arcata su pilastro che permetteva di scavalcare il primo fossato e raggiungere il secondo grazie allo smantellamento di un tratto delle mura castellane. In questo periodo i Lorena apportano delle modifiche strutturali al piano superiore del palazzo comitale. I tre saloni originali vennero suddivise in piccole stanze con vari tramezzi e controsoffitti. Furono aperte sulla facciata nuove finestre e fu aggiunta una merlatura senza significato feudale ma semplicemente estetico.

La cartografia lorenese: base per il rilievo attuale

Le uniche piante esistenti del Palazzo Orsini sono quindi quelle del 1783 realizzate da un gruppo di tecnici inviati dal Granducato dei Lorena per rilevare le proprietà sul territorio maremmano. Tutte le piante sono oggi conservate all’Archivio di Stato di Firenze. E’ un rilievo che può essere definito scientifico, eseguito per tutti i livelli della fortezza: iniziando dalle fondazioni fino al piano delle soffitte. Viene sempre riportata la scala metrica con braccia fiorentine che corrisponde alla nostra scala 1:50. Come accennato nell’introduzione, grazie ad una lunga e accurata ricerca di tutti i documenti storici scritti e iconografici reperibili, è stato possibile ipotizzare sei fasi storiche costruttive della fortezza che dal XIII secolo fino ad oggi ci raccontano la storia di un edificio in continua evoluzione. I rilievi settecenteschi, in particolare, sono stati una base fondamentale da cui partire per capire le modifiche realizzate dall’800 in poi nei vari piani del Palazzo.

FASE VI: Lo stato attuale (1825-2015)

Attualmente sono perfettamente visibili i due bastioni poligonali della rocca all’ingresso dell’abitato anche se in vari periodi sul muro intermedio di cortina sono state addossate una serie di piccole abitazioni. Pressocchè integro è il bastione a nord che reca uno stemma di ottima fattura che potrebbe far pensare ad un intervento progettuale diretto dello stesso Sangallo. Molto modificato, anche nell’aspetto esteriore, appare il bastione a sud, in parte ricostruito in seguito ad un crollo. Il Cassero risulta oggi solo parzialmente visibile a causa dell’addossamento di un grande edificio residenziale nel 1840. Nei locali del piano terra sono ancora visibili le torri circolari degli Aldobrandeschi.

 

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