Premiato

Premio ARCo 2015

Trabocchi: paradigma tra struttura e tecnologia per una riqualificazione della costa teatina

Autori: Carolina De Lucia, Giorgia Gerino
Relatore: Prof. Stefano Invernizzi

Correlatori: Prof. Clara Bertolini, Arch. Tanja Marzi, Arch. Manuel Ramello.
Politecnico di Torino
Facoltà di Architettura
Laurea Magistrale in Architettura per il Progetto Sostenibile
A.A. 2014/2015

Relazione del concorrente


Introduzione

La costa Teatina è un territorio che regala bellissimi paesaggi, ma ad oggi rimane un luogo poco conosciuto. Presenta scenari verdi di un’elevata qualità ambientale; si passa dalle cime più alte in mezzo alla natura selvaggia, dove i collegamenti risultano ancora difficoltosi, attraversando colline con numerosi borghi storici, arrivando agli scenari sabbiosi e scogliosi di una splendida costa. In questa porzione variegata di territorio vi è la “costa dei trabocchi” una denominazione unitaria che raggruppa i comuni da Francavilla a San Salvo, dove il fondale marino si abbassa gradualmente, a differenza delle regioni confinanti in cui risulta profondo in prossimità della costa, ed ha agevolato l’inserimento e l’installazione dei trabocchi.

Sul litorale Teatino, di particolare rilevanza è la presenza della linea ferroviaria Adriatica, costruita negli anni successivi all’unificazione del Regno d’Italia, ma ormai dismessa e che ha lasciato in eredità uno spazio abbandonato, con sette gallerie, che corrono lungo tutta la costa.

I Trabocchi

<<…Dall’estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un Trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simile a un ragno colossale. >>

La definizione di trabocco non è molto lontana da quella data da Gabriele d’Annunzio nel romanzo Il Trionfo della morte.

I trabocchi sono delle antiche costruzioni realizzate in legno utilizzate per la pesca nella zona costiera del medio adriatico. Vi sono due tipologie, quella di molo presenta una piattaforma, protesa sul mare ancorata alla roccia, dalla quale si allungano, due (o più) lunghe braccia, detti “antenne”, che sostengono un’enorme rete a maglie strette detta “trabocchetto”, quella di scoglio, invece, presenta un’unica differenza, la presenza di una passerella per raggiungere il trabocco costruito in mare.

In un’epoca in cui la pesca era una grande forma di rendita delle famiglie residenti nelle fasce costiere, un’enorme prerogativa era di continuare il loro lavoro anche nelle giornate tempestose e burrascose, da qui sono stati introdotti i trabocchi. La struttura è in grado di resistere alle forze verticali dell’acqua e il materiale utilizzato per la sua costruzione è da sempre stato il legno di Robinia che veniva scelto in base alle sue prestazioni meccaniche ed inoltre veniva recuperato dagli scarti derivati dalla costruzione della ferrovia nel 1863. In particolar modo la Robinia, adatto in quanto questo al contatto con l’acqua salmastra, subisce un fenomeno di indurimento delle fibre aumentando la sua capacità meccanica di resistenza alle sollecitazioni. Il pino d’Aleppo, invece, è una specie di pino comune in tutto il medio Adriatico e anch’esso è modellabile, resistente alla salsedine ed elastico. Dal punto di vista della sostenibilità ambientale il riuso dei materiali è un argomento basilare. Nonostante si parli di un’epoca dove non ci si preoccupava ancora di dover ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera e dove vi era grande abbondanza di tutti i tipi di materiali edili, si utilizzavano materiali di recupero provenienti dalla ferrovia. Inoltre non bisogna sottovalutare che il legno è un materiale naturale, e che tutti gli elementi dei trabocchi sono facilmente disassemblabili grazie alla tecnica di costruzione a secco che consente una facile riparabilità e manutenibilità. La realizzazione della linea ferroviaria, ha introdotto nuovi materiali di cui i traboccanti hanno intuito le potenzialità per migliorare le proprie strutture, come l’inserimento del binario, nello scoglio, al posto del palo di legno, fissato con del conglomerato cementizio.

Censimento

Il censimento dei trabocchi è utile per comprendere le caratteristiche del territorio che ospita queste incredibili macchine da pesca. Non si può immaginare di” intervenire” sui trabocchi senza studiare le relazioni che essi hanno con il contesto territoriale. Il litorale Adriatico nella provincia di Chieti, chiamato ‘’Costa dei Trabocchi’’, è un territorio morfologicamente interessante perché ospita calette, promontori, scogliere alte e frastagliate, che lo rendono unico e paragonabile alle coste oceaniche del Portogallo o della Scozia.

Attualmente la costa dei trabocchi conta 29 costruzioni nei seguenti comuni, divise tra trabocchi di scoglio e trabocchi di molo:

  • Ortona: un trabocco secondo la tipologia di scoglio;
  • S.Vito Chietino: 7 trabocchi, 2 di molo e 5 di scoglio;
  • Rocca S.Giovanni: 6 trabocchi tutti di scoglio;
  • Fossacesia: 3 trabocchi secondo la tipologia di scoglio;
  • Vasto: 12 trabocchi, 5 di molo al Porto di Punta Penne e 7 di scoglio;

Modello in scala e valutazione del carico proprio del Trabocco

La struttura, sorretta da pali ancorati ai binari incastrati negli scogli, presenta due differenti stratigrafie:

  • quella della PASSERELLA presenta solo un’ orditura di travi alle quali viene fissato il tavolato, irrigidita da una controventatura orizzontale.
  • quella della PIATTAFORMA presenta una stratigrafia più complessa e articolata. Vi è una prima orditura che viene posta lungo il perimetro della piattaforma e irrigidita da una controventatura orizzontale, seguita da un secondo strato formato da un intreccio di travetti sul quale poggia il tavolato di calpestio.

La struttura del trabocco è iperstatica in quanto presenta degli incastri alla base, e delle cerniere in altri nodi in quanto vengono realizzati con funi e bulloni. Il trabocco presenta delle deformazioni in seguito ai moti ondosi e al vento, per questo motivo si è pensato di irrigidire la struttura, attraverso controventature verticali che collegano i pilastri. Altri elementi che subiscono notevole deformazione sono le antenne, a causa della notevole distanza tra l’estremità delle stesse (dove viene fissata la rete) e il collegamento con il trabocco. Fin dall’origine le antenne venivano congiunte con cavi metallici alla prosecuzione dei pilastri del trabocco, i pali delle antenne. La sollecitazione di flessione dell’antenna veniva dunque trasferita in una sollecitazione di flessione della parte alta del palo delle antenne. Per rafforzare ulteriormente le antenne ed evitare di trasferire completamente il carico sul pilastro mediante le funi originali, sono state pensate due soluzioni alternative: l’irrigidimento della struttura tramite cavi metallici e tramite aste in legno. Le linee guida per il traboccante vogliono rappresentare dei consigli che possano migliorare la struttura rendendola più rigida in vista di azioni esterne che possano indebolirla, quali il vento o il moto ondoso.

L’inizio della fase progettuale

I trabocchi e le architetture caratteristiche della costa teatina “devono” essere parte di un unico patrimonio culturale degli abruzzesi cercando di promuoverne la conoscenza in maniera da rendere sempre “viva” la storia e le tradizioni popolari.

Per questo il percorso di conoscenza di quest’elaborato continua con uno studio a livello territoriale della vegetazione, della mobilità e delle attrazioni della costa teatina, soffermandoci a ipotizzare una rete di valorizzazione che andasse a individuare le strade esistenti, collegando trasversalmente la costa ai principali punti d’interesse dei paesi limitrofi, attraverso piste ciclabili e itinerari in auto. L’unico vincolo per non deturpare il paesaggio era sfruttare le strade esistenti e secondo il D.L. 557/2000 la pendenza media delle piste ciclabili non deve superare il 2% per una corretta fruibilità della stessa. Per questo motivo i percorsi sono stati individuati segnalando quelli non rispettosi dei limiti. Il percorso ha una lunghezza di una dozzina di chilometri congiungendo il percorso su l’ex ferrovia, adiacente alla costa,con i paesi: San Vito Chietino, Rocca San Giovanni e Fossacesia. Il primo tratto indirizza all’abbazia di San Giovanni in Venere, un ex tempio ottagonale greco dedicato al culto della dea Venere, successivamente divenuto complesso monacale. Si prosegue verso il centro di Fossacesia e verso Piazza del Popolo raggiungendo Piazza degli Eroi a Rocca San Giovanni, quest’ultima ospita: una chiesa, di origini medievali di S. Matteo, il palazzo comunale costruito alla fine degli anni ’60 e delle antiche mura probabilmente risalenti all’XI secolo. Il quarto percorso collega il molo di San Vito, dove si possono ammirare gli unici due trabocchi di molo presenti nella costa teatina, usato in epoca romana per i traffici commerciali, al belvedere Marconi del paese che offre un panorama della costa. L’ultimo tragitto connette la costa al promontorio dannunziano non distante dal suo eremo. Dove Gabriele D’Annunzio soggiornò nell’estate del 1899 e immortalò i luoghi nei romanzi. A testimonianza di quanto l’artista segnò con la sua presenza questi posti, resta oggi l’eremo dannunziano: anche se è chiamato eremo si tratta di una casa rurale e oggi è utilizzata come casa museo a lui dedicata.

Lu Tuchinjie

L’area di progetto nella quale l’intervento si focalizza, è nel comune di San Vito Chietino, nella contrada Portelle.

La scelta è ricaduta su questo luogo a causa del crollo del trabocco del Turchino nell’Agosto 2014 e sulla necessità del territorio di ritrovare la sua identità. Inoltre, solo in questo tratto, vi sono delle gallerie ferroviarie dismesse di lunghezza notevole alle quali si è pensato di attribuire non solo la funzione di collegamento per un percorso ciclopedonale ma anche quello di spazio espositivo.

Il progetto parte dalla volontà di voler collegare gli elementi attrattori della costa teatina sfruttando l’ex tracciato ferroviario, con la progettazione di una nuova pista ciclabile, a doppio senso di marcia e che si collegherà a quelle presenti sulle strade, di cui si è parlato nel paragrafo precedente, e una pista pedonale affiancata che attraversa le gallerie. La pista ciclabile in sede propria ha una larghezza di 1,50 m ed è, per la maggior parte dell’itinerario, sopraelevata rispetto al livello del terreno di +0.50 m per permettere una visuale libera da ostacoli ai ciclisti.

L’accesso all’area è stato ripensato per attutire la ripidità e quello alla spiaggia agevolato tramite una scalinata, di larghe pedate con duplice funzione di seduta e discesa permettendo di superare la barriera degli scogli.

L’area attrezzata ha diverse zone verdi con specifiche destinazioni d’uso cercando di soddisfare i bisogni della comunità in un percorso itinerante. Essendo quest’ultimo principalmente ciclopedonale sono state ideate zone di bike sharing e posteggi delle bici, e per promuovere le pubbliche relazioni dei visitatori, oltre alle aree di ristoro con panche e sdraio per ammirare il panorama della costa, vi sono altre aree con tavoli attrezzati, chioschi e parco giochi per bambini. Inoltre, vi sono dei punti di osservazione liberi da barriere visive dai quali poter ammirare il panorama.

L’idea è di riutilizzare le aree in disuso a favore del turismo sostenibile intorno al trabocco, migliorando l’attuale situazione che presenta notevoli problemi di accesso alle spiagge e di abbandono delle strutture.

La ricostruzione e la nuova destinazione d’uso dell’ex Trabocco Turchino è il punto cruciale della fase di progettazione, l’idea di rispettare la tradizione costruttiva e i materiali locali è stata il punto di partenza. Il nuovo trabocco “Lu Turchinjie” è collocato in direzione Nord-Est e si configura come assetto generale come un trabocco tradizionale, ad eccezione del capanno degli attrezzi che è stato sostituito da una struttura secondaria scollegata al trabocco stesso.

La forma della struttura ricorda quella di un ragno, come suggerisce il poeta Gabriele D’Annunzio, con il corpo centrale costituito da un volume a base quadrata e le travi che dalla copertura si spingono verso il mare allargandosi ognuna con lunghezza e direzione diversa, come le zampe di un ragno esili e lunghissime, e che finiscono in mare.

La struttura ha travi e pilastri di legno, lo stesso legno di costruzione tipico del trabocco, la Robinia. Le aperture sono unicamente due: una che dalla passerella conduce al volume attraverso un’entrata,e un’altra che un serramento a tre ante pivotanti permette l’accesso verso l’esterno, dove nella terrazza si trova l’elemento principale della macchina da pesca, l’argano. La terrazza prosegue con una sezione ridotta lungo il perimetro della struttura.

Le tamponature sono realizzate tramite tavolati di legno e collegate con una struttura a telaio ai pilastri principali e al piano di calpestio. La nuova fruizione del Lu Turchinjie è di uno spazio espositivo, dove associazioni, appassionati di storia locale, traboccanti possono ricostruire ed esporre al pubblico la storia della costa dei trabocchi attraverso racconti tramandati oralmente, fotografie, oggetti abituali all’uso dei trabocchi e dimostrazioni pratiche dell’uso dell’argano. Lo spazio è pensato non solo per i turisti, ma anche per le scuole e altre attività di educazione. E’ per questa nuova funzione che pareti e pilastri sono inclinati: per permettere una facile affissione del materiale espositivo e una facile visuale sia anche per i disabili. Infatti la passerella del Lu Turchinjie presenta una larghezza tale da renderlo accessibile e anche all’interno prevede tutti gli spazi necessari per la manovra della carrozzina. Alla fine della passerella, prima di accedere all’interno della struttura vi è un altro spazio espositivo, dove quattro portali a una distanza di 1,00 m l’uno dall’altro, creano una sorta di “tunnel” introduttivo immettendo il visitatore gradualmente in una dimensione di riflessione e invogliandolo a un’intima connessione con le opere in mostra.

Per rendere il nuovo trabocco più attivo dal punto di vista dell’uso del bene, inoltre sono stati ideati due punti pesca di forma irregolare, per permettere una buona visuale ai pescatori. Lo spazio dei due punti, che aggiunte alla tradizionale piattaforma rettangolare rendono la pianta irregolare e asimmetrica, è stato pensato per la presenza di un solo pescatore per volta. In questo modo alla tradizione locale della pesca, è contrapposta la pesca con la canna, similitudine dell’incontro tra le diverse generazioni ma su un luogo che sia ieri, che oggi, rappresenta l’identità della comunità teatina.

Dal punto di vista tecnologico l’assemblaggio di tutti gli elementi del trabocco sono previsti a secco, tramite inchiodatura e utilizzo di piastre. Nell’attacco a terra tra le pareti di legno e il piano di calpestio in abete vengono, infatti, utilizzate delle piastre a L, ripetute per la lunghezza di tutta la parete. Mentre all’interno della chiusura verticale vi è una piastra imbullonata che collega la struttura a telaio interna con il tavolato della parete. La stessa tecnologia è stata applicata nel nodo parete-trave.

 

La copertura, interamente realizzata in legno, ha la forma di una piramide a base ottagonale non regolare dove alcune falde hanno delle sezioni triangolari e altre piane. Questa è così composta: dall’interno verso l’esterno, su un’orditura di travi di principali di legno di Robinia, è inchiodato un tavolato, dove a loro volta sono collegati dei listelli, sulle quali, tramite inchiodatura, sono fissate le scandole. La cuspide del tetto racchiude dieci travi che si collegano tramite una piastra scatolare con ali, le quali, fissati tramite imbullonatura, s’inseriscono all’interno dei singoli elementi.

L’inserimento della nuova struttura perimetrale e di copertura del trabocco, con la sua elevata luce tra i pilastri, ci ha portato ad eseguire un analisi strutturale per verificare la sua resistenza considerando anche l’azione esterna del vento. Attraverso il software CDS sono state effettuate tutte le verifiche previste dal Decreto del Ministero delle infrastrutture 14 gennaio 2008, le quali risultano verificate.

Conclusioni

Ogni epoca storica ha lasciato segni indelebili nella comunità che l’ha vissuta così come nelle sue generazioni a venire. E’ per questo che bisogna cercare di “proteggere”, non solo esteticamente ma anche strutturalmente e paesaggisticamente, queste eredità del passato.

Oggi è possibile reperire materiali di ogni tipo grazie alla globalizzazione, ma la tutela si attua anche attraverso la scelta e l’utilizzo di materiali locali, in modo da valorizzare e sostenere le tradizioni del luogo. La tutela del paesaggio è collegata a una corretta gestione del territorio, in quanto le potenzialità dell’artigianato e quelle culturali sono organi concreti per il paesaggio in quanto fonte di attrattività per il turismo. Occuparsi del territorio a vasta scala individuando tali potenzialità e criticità dell’ambiente, permette di individuare dei punti nodali per la formazione di una rete di connessione che stabilisca un percorso che rivitalizzi il paesaggio, e portando alla conoscenza più varia della zona e non solo del singolo elemento architettonico.

Integrando varie tipologie di attrattività della costa teatina, è possibile ottenere differenti domande da più individui in modo da mantenere vivo il territorio in differenti momenti e modalità.

I Trabocchi sono strutture costruite dai nostri antenati e, nonostante a prima vista possono sembrare esile, resistono spesso alle mareggiate e ai venti. Rappresentano il simbolo e la sintesi della vita di una intera comunità che ha fondato le sue radici sulla pesca, passando gran parte della vita in mare che nella propria casa per sostenere la famiglia. Oggi, è evidente come, i proprietari dei trabocchi non abbiano tutte le capacità tecnico-scientifiche per la manutenzione della struttura, ricorrendo a soluzioni tecnologiche non tradizionali e inefficaci. I professionisti nel campo delle costruzioni dovrebbero essere più presenti per i traboccanti al fine di prevenire l’usura della macchina da pesca e permettendone così la loro immortalità.

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