Premiato

Premio ARCo 2015

Le Mura Aureliane nella Roma contemporanea dopo l’Unità d’Italia (secc. XIX-XXI). Sviluppo urbano e proposta di valorizzazione del tratto fra San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme

Autori: Sara D’Abate, Adriano Tasso
Relatori: Francesco Cellini, Elisabetta Pallottino

Correlatori: Ersilia Maria Loreti, Paola Porretta
Università degli Studi Roma Tre
Dipartimento di Architettura
Laurea Magistrale in Architettura-Restauro, Architettura-Progettazione Architettonica
A.A. 2013/2014

Relazione del concorrente


00.Abstract

 

            Le Mura Aureliane sono uno dei più importanti monumenti antichi esistenti al mondo, per estensione e stato di conservazione, la cui percezione risulta difficile e compromessa a causa di una dialettica non risolta con la città contemporanea.

            La tesi analizza le dinamiche urbane che hanno portato Roma capitale a confrontarsi con la sua cinta difensiva durante l’intensa espansione post-unitaria, incrociando previsioni obsolete di Piani Regolatori ed effettive pratiche edilizie sulle Mura. L’esito di quelle attività, spesso drammaticamente distruttive, è oggi chiaramente visibile nella città contemporanea, dove spazi irrisolti e cicatrici profonde rendono problematica la lettura delle Mura come monumento unitario e come luogo urbano.

            L’obiettivo generale è dunque quello di ripensare le Mura, non come sfondo “antico” a progetti puntuali, ma come occasione architettonica capace di riconfigurare in modo unitario porzioni di città disperse e offrire un’esperienza rinnovata a cittadini e turisti. Nella prospettiva di un complessivo progetto di valorizzazione e rifunzionalizzazione, sono stati analizzati i caratteri tipologici e morfologici della cinta e si è tentato di comprendere il rapporto originale del manufatto con le “diverse” città del passato al fine di individuare quelle potenzialità architettoniche in grado di riattivare efficacemente visioni e relazioni urbane ormai sopite o perse. A questo proposito è stato indispensabile valutare i diversi modi in cui le Mura sono state percepite nel tempo – attraverso la raccolta e la valutazione critica di incisioni e fotografie storiche – per riproporre nel progetto quelle visuali e quegli approcci percettivi in grado di restituire al monumento, ove possibile, il suo carattere di limite e la fondamentale percezione del rapporto interno/esterno.

            Parallelamente sono state identificate problematiche di natura diversa – degrado, discontinuità, inaccessibilità – che oggi interessano in più punti il recinto antico e che, confrontate analiticamente con le Linee guida dell’ambito di programmazione strategica Mura del PRG, hanno permesso di individuare le maggiori criticità locali.

            Nello specifico le logiche operative descritte sono state puntualmente declinate nel tratto compreso tra San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme, dove il tracciato delle Mura attraversa brani di città complessi, che oltre all’originario carattere di limite, hanno assunto nel corso del tempo nuovi significati. Da tessuto di connessione tra le due basiliche a fondamentale nodo infrastrutturale della città, questa area si prepara oggi a configurarsi come punto di scambio della nuova linea metropolitana C e contemporaneamente come luogo di accesso ad una delle aree monumentali più dense e suggestive della storia di Roma.

 

 

01.Caratteri generali delle Mura Aureliane

 

            Le Mura Aureliane si configurano come uno dei recinti delle diverse città che si sono sovrapposte nel corso della storia di Roma, durante la quale la percezione urbana del “dentro/fuori” è stata modificata dall’aggiunta di sistemi anulari che hanno ridefinito il confine della città (l’anello ferroviario, il campo trincerato dei forti militari, il Grande Raccordo Anulare).

            Nonostante la cinta aureliana abbia perso il suo ruolo di limite, si presenta oggi quasi interamente intatta, fatta eccezione per buona parte del tratto tiberino e transtiberino. Analogamente quasi tutte le porte di accesso sono ancora esistenti, anche se in alcuni casi sono state chiuse o hanno perso la loro relazione diretta con le strade consolari.

            Una comprensione approfondita della morfologia del manufatto è stata resa possibile dall’analisi dei vincoli, delle preesistenze e delle intenzioni presenti al momento della costruzione. La geografia dei possedimenti imperiali, il tracciato della cinta daziaria e di quella serviana, il percorso degli acquedotti e l’orografia sono stati gli elementi che maggiormente hanno condizionato la progettazione delle Mura. Soprattutto quest’ultimo aspetto ha portato alla diversificazione della sezione muraria per sfruttare al meglio i caratteri del suolo a fini strategici. Nello specifico sono state rintracciate quattro soluzioni differenti: il caso standard (I tipo), il caso in presenza di avvallamento (II tipo), il caso a ridosso di un pendio (III tipo), il caso adiacente a un acquedotto (IV tipo). Tale schematizzazione ha permesso di avere una conoscenza precisa delle qualità spaziali e architettoniche proprie di ogni tratto di Mura, al fine di poter immaginare nuove funzioni, in grado di sfruttare e valorizzare anche l’ambiente interno del monumento.

 

 

02.Le Mura Aureliane dopo l’Unità d’Italia

 

            Lo studio si è concentrato sulla storia delle Mura Aureliane dopo l’Unità d’Italia, ovvero nel momento in cui la cinta ha perso la propria funzione difensiva ed è entrata, per la prima volta, in contatto diretto con la città edificata. Di conseguenza, in questa fase è stata riconosciuta la genesi delle cause che hanno portato oggi a una dialettica non risolta tra monumento antico e città contemporanea.           Attraverso il confronto tra le previsioni dei Piani Regolatori di Roma e le effettive pratiche edilizie, è stato possibile riscontrare che la saturazione della città intra-muros e il conseguente sconfinamento del pomerio aureliano, sono avvenuti senza una pianificazione consapevole e unitaria, ma secondo situazioni e circostanze contingenti. Ciò ha portato la nuova Roma capitale a crescere incontrollatamente verso l’esterno, lasciandosi dietro frammenti di città, che, a ridosso delle Mura, hanno perso il loro carattere fondamentale di limite.

            Le dinamiche di crescita urbana tardo-ottocentesche e novecentesche hanno causato perdite puntuali di tratti del tracciato, a causa di demolizioni e aperture di varchi realizzati per connettere i quartieri intra-muros con quelli extra-muros, portando a un profondo cambiamento del paesaggio murario. Se infatti prima dell’espansione di Roma capitale le Mura erano il suggestivo sfondo di ville nobiliari (arco ovest, nord e nord-est) e di campi agricoli (arco sud), con l’urbanizzazione post-unitaria si sono ritrovate ad essere, in molti casi, elementi di intralcio e ostacolo in densi tessuti edificati1.

            Il risultato di tali meccanismi è stato un progressivo svilimento del pomerio, il quale, sebbene sia stato riconosciuto come perimetro ufficiale del sito UNESCO del Centro Storico di Roma, non è riuscito ad affermare la sua presenza all’interno del paesaggio contemporaneo.

            Al giorno d’oggi le Mura Aureliane sono una risorsa ancora poco valorizzata, sia perché esterne al circuito turistico-culturale della città, sia perché non sfruttate da un punto di vista funzionale, fatta eccezione per gli illuminati casi del Museo delle Mura e del Museo della via Ostiense (installati rispettivamente negli interni di Porta Appia e di Porta Ostiense) e della Scuola di Arte Educatrice di Francesco Randone (stabilitasi nella galleria interna del tratto in prossimità di Porta Pinciana).

 

 

03.PRG |Ambito di programmazione strategica Mura Aureliane

 

            Il Piano Regolatore vigente ha identificato le Mura Aureliane come un ambito di programmazione strategica, di cui vengono rintracciate le risorse presenti sul territorio e gli obiettivi futuri da perseguire. In questa lettura vengono riconosciute alcune aree particolarmente critiche, a cui ne sono state aggiunte altre a seguito di una analisi diretta del tracciato. Sono state così riscontrate una serie di problematiche ricorrenti che influiscono negativamente sulla presenza attiva del monumento nella città contemporanea:

  • continuità, ovvero l’illeggibilità dei tratti di Mura come parti di un sistema unitario a causa di interruzioni fisiche o percettive;
  • nodo urbano, ovvero la sovrapposizione caotica di flussi diversi nell’attraversamento delle Mura (pedoni, trasporto privato, trasporto pubblico) con conseguente perdita del rapporto interno/esterno;
  • accessibilità/fruibilità, ovvero l’impossibilità di usufruire degli spazi contigui alle Mura sia perché di proprietà privata sia perché, anche se pubblici, non valorizzati;
  • porte/varchi, ovvero quando l’attraversamento delle Mura avviene tramite varchi impropri e/o quando le antiche porte sono chiuse.

 

 

04.Il caso studio: il tratto fra San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme

 

            Tra le aree critiche riconosciute si è scelto di approfondire lo studio del tratto compreso tra San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme.

            L’ambito presenta molti segni di usi successivi alla costruzione delle Mura Aureliane. È infatti il luogo compreso tra due importanti basiliche cristiane, la cui presenza, ne ha conseguentemente influenzato le trasformazioni.

            In continuità con l’impianto sistino, Benedetto XIV, nel 1744, inaugurò un importante asse alberato che collegava fisicamente e percettivamente le due basiliche, da poco rinnovate. Il viale, quasi parallelo alle Mura, era delimitato da due filari di olmi, uno dei quali possedeva due inclinazioni diverse in modo da congiungere alla vista gli spigoli delle due nuove facciate. Nello spazio compreso tra gli olmi e le Mura vi erano filari di mori gelsi, la cui produzione di bachi da seta sostentava i monaci cistercensi di Santa Croce2.

Il viale alberato fu rimaneggiato più volte fino a scomparire completamente nelle carte di fine XIX secolo, a causa dell’edificazione dei nuovi quartieri umbertini e in particolare di quello denominato di Villa Wolkonsky. Nel 1926 fu inaugurata una nuova sistemazione dell’area caratterizzata dalla presenza del grande asse carrabile di viale Carlo Felice (evidenziato da un doppio filari di platani) e dagli adiacenti giardini, realizzati secondo il progetto di Raffaele De Vico3. Il progetto includeva al suo interno anche tre capannoni dei depositi ATAG, costruiti nel decennio precedente a ridosso delle mura antiche e demoliti nel 2000, in occasione del Giubileo.

            Contemporaneamente alle trasformazioni d’uso, l’area è stata interessata anche da un progressivo rialzamento del suolo, che ha portato. nella parte interna del recinto, alla definitiva colmatura della depressione presente sin dall’età preantropica tra il Celio e il pianoro tufaceo del Sessorio4. Questa caratteristica orografica incise sulla costruzione delle Mura, realizzate già in fase aureliana, diversamente dal resto del circuito, con una galleria interna “per aumentare l’altezza e addolcire così gli sbalzi di quota del camminamento interno”5. In epoca onoriana, quando venne sopraelevata l’intera cinta con la costruzione di una galleria interna, il tratto di San Giovanni si trovò così dotato di due gallerie sovrapposte, di cui quella inferiore fu presto tamponata a causa del rialzamento del suolo. Analogo fenomeno interessò anche Porta Asinaria, che, nel XVI secolo, fu definitivamente chiusa e sostituita con Porta San Giovanni, realizzata a una quota più alta. L’antico ingresso fu scavato, riaperto e restaurato negli anni cinquanta del XX secolo, anche se oggi non è direttamente fruibile perché chiuso all’interno di una recinzione.

            Oggi il settore si presenta quasi interamente intatto, fatta eccezione per i varchi aperti in prossimità di via Nola e di Porta San Giovanni.

            Il recente cantiere della linea metropolitana C ha stravolto l’immagine dell’area di Porta Asinaria: sul lato esterno sono stati distrutti i giardini di via Sannio per lo scavo di un imponente pozzo, tramite il quale saranno calate le talpe TBM; sul lato interno gli scavi hanno permesso il ritrovamento di una parte del camminamento delle mura, in cui sono state rinvenute testimonianze di riusi di epoca medioevale e cinquecentesca, a una quota più alta (+38 m) rispetto a quella onoriana (+34.5 m)6.

            I “giardini di Carlo Felice” si trovano in uno stato piuttosto degradato, in cui l’area liberata e scavata durante i lavori giubilari è sconnessa dal resto del parco e risulta essere spesso sede di rifiuti. Le gallerie del tratto di mura adiacente sono state in parte recentemente restaurate, in parte necessitano di un intervento per la messa in sicurezza, soprattutto nel segmento a due livelli. Inoltre nell’ambito dell’intera area considerata il camminamento interno è interrotto sulla Porta San Giovanni e in una campata in prossimità dei giardini, adiacente alla torre del medioevale Oratorio di Santa Margherita.

 

 

05.La proposta di intervento

 

Il progetto si compone di due ambiti di intervento:

 

  • l’ambito di porta Asinaria, in cui si prevede:
  • la creazione di un ingresso diretto alla stazione della linea metropolitana A e C all’esterno dell’antica porta, sfruttando un corridoio sotterraneo già esistente non utilizzato;
  • la rimozione del terreno di riporto nell’area interna le mura, riportando alla luce sia la quota medioevale (testimoniata dai riusi del tratto di camminamento appena rinvenuto), che la quota onoriana (corrispondente al vano della porta), e la creazione di diverse occasioni di connessione con la quota moderna del piazzale di San Giovanni;
  • la sistemazione dell’area esterna la porta con la realizzazione di un giardino a scala locale, in grado di risarcire i cittadini del quartiere della perdita dei “giardini di via Sannio”.

 

  • l’ambito di via Carlo Felice, in cui si prevede:
  • l’ampliamento dello scavo giubilare fino alla quota onoriana, in modo da rendere nuovamente visibile e accessibile l’intero tratto di Mura interessato;
  • la riprogettazione dei giardini con la realizzazione di un bosco urbano di lecci, richiamando le sistemazioni papali settecentesche e ottocentesche e rafforzando l’asse di platani che congiungono visivamente e prospetticamente le due basiliche.

 

 

            Nello specifico l’intervento punta a inserire porta Asinaria all’interno delle dinamiche urbane contemporanee, riconfigurandolo come ingresso alla città storica e monumentale. Nell’antico accesso (a quota +34,5 m) infatti vengono fatti confluire i flussi provenienti dalla nuova uscita della metropolitana (+34.5 m), da p.le Appio (+36.6 m) e da via Sannio (+34.5 m), attraverso due nuovi percorsi pedonali che seguono rispettivamente gli antichi tracciati di via Tuscolana e via Asinaria. Nel nuovo giardino esterno le mura si prevede la ripiantumazione delle querce abbattute per il cantiere di Metro C e la realizzazione di una piazza pavimentata che ricalca l’impronta del pozzo aperto per le talpe TBM, come memoria di una importante fase di trasformazione dell’area.

            All’interno la quota antica della porta (+34,5 m) è collegata alla quota moderna del sagrato di San Giovanni (+42,5 m) da due sistemi di risalita: il primo, rapido e diretto, avviene tramite scale mobili, la cui direzione è in continuità con quella del tracciato antico di via Tuscolana; il secondo, lento e graduale, si sviluppa attraverso un sistema di rampe, che partono dalla quota antica, sostano in quella medioevale dei riusi del camminamento rinvenuto (+38,0 m) e approdano a quella contemporanea del piazzale della basilica. Questa ultima soluzione si configura dunque come un percorso di visita che attraversa e connette tutte le diverse fasi di trasformazione e uso dell’area.

            Nell’ambito di via Carlo Felice l’ampliamento dello scavo giubilare porta alla definizione di un percorso continuo lungo le mura, che riprende l’andamento del suolo in età onoriana ipotizzato da Lucos Cozza5, e che rievoca i rapporti spaziali suggeriti dall’incisione di Luigi Rossini del 18296. Lungo il tratto di mura liberato si rende possibile la riapertura degli originali ingressi al camminamento, in vista di una riapertura al pubblico degli spazi intramurari.

            Il nuovo bosco di lecci diventa filtro tra la città moderna di via Carlo Felice e la città antica del percorso lungo le mura. Si prevedono punti di connessione tra la quota del bosco (+ 41,0 m) e quella delle mura, attraverso scale e gradoni che diventano anche occasione di sosta. Questo sistema ridefinisce anche la testata del giardino su piazzale San Giovanni, in cui lo scarto di quota viene razionalizzato dalla presenza di sedute gradonate.

 

Nel complesso l’obiettivo è quello di creare un sistema continuo tra le due basiliche, riconferendo valore al pomerio e ripristinando le porte antiche come punti di accesso alla città storica.

 

1 R. CASSETTI, Il verde e la città: giardini e spazi verdi nella costruzione della forma urbana, Roma 2002.

2 M. DE VICO FALLANI, Storia dei giardini pubblici di Roma nell’Ottocento, Roma 1992.

3 M. DE VICO FALLANI, Raffaele de Vico e i giardini di Roma, Firenze 1985.

4 R. REA (a cura di), Cantieristica archeologica e opere pubbliche: la linea C della metropolitana di Roma , Roma 2011.

5 L. COZZA, Le mura di Aureliano dai crolli nella Roma capitale ai restauri di un secolo dopo, in L. QUILICI, G. PISANI SARTORIO (a cura di), L’archeologia in Roma capitale tra sterro e scavo, Venezia 1983, pp. 130-139.

6 Luigi Rossini incisore: vedute di Roma, 1817-1850, Catalogo della Mostra, Roma, Palazzo Braschi, 7 aprile-15 luglio 1982, Roma 1982

 

Share Tweet Pin it


X