Premiato

Premio ARCo 2015

Vulnerabilità e conservazione: il Campanile di Sant’Agostino alla Zecca in Napoli

Autori: Giuseppina Vitiello
Relatore: Prof. Arch. Valentina Russo

Correlatori: Prof. Ing. Francesco Portioli, Prof. Piergiulio Cappelletti, Arch. Giovanna Ceniccola
Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Dipartimento di Architettura
Corso di laurea magistrale in Architettura
A.A. 2012/2013

Relazione del concorrente

Il complesso conventuale di Sant’Agostino alla Zecca: inquadramento urbano

L’ex complesso conventuale di Sant’Agostino alla Zecca è situato a valle del centro storico di Napoli, in prossimità di piazza V. Calenda e Corso Umberto I, occupando l’estremo inferiore del quartiere Pendino. Il complesso superstite occupa un’ insula doppia, celata dalla facciata tardo-ottocentesca su Corso Umberto I, di ingressi dai numeri civici 174 e 180.

Il complesso monastico di Sant’Agostino alla Zecca: inquadramento storico

La nascita di Sant’Agostino Maggiore

1259 _ Galiana, abbadessa del complesso basiliano di San Vincenzo Ancillarum Dei dona ai padri agostiniani i ruderi del cenobio femminile.
1320 _ Ultimazione costruzione della Chiesa (almeno nelle parti murarie), la quale, disposta da est verso ovest, occupa un’insula doppia – in origine separata da vico Croce a Sant’Agostino.
1618-1620 _ Per far fronte alla demolizione della torre campanaria ancora esistente nel 1615, si procede alla costruzione del nuovo Campanile (massima espressione di quel progetto), il quale viene collocato, per ragioni distributivo-acustiche all’intersezione tra chiesa, antico chiostro e vani del Sedile del Popolo: il primo ordine è così utilizzato come ‘porteria’ del convento e come atrio della sala degli Eletti.
1624 _ Termine costruzione del campanile, suddiviso in quattro ordini e caratterizzato da un nucleo interno tufaceo e da un paramento esterno in mattoni nei campi centrali, piperno agli angoli, marmo di Carrara e calcare nelle parti decorative. Presentava un attico una conclusione ottagonale cuspidata. Paternità del progetto incerta attribuita al Conforto perché autore del vicino campanile del Carmine, che per analogia compositiva, sembra rimandare alla torre di Sant’Agostino.
1688 (1694, 1731) _ Perdita del coronamento del campanile.
1732 _ Terremoto. Le strutture conventuali sono fortemente dissestate. Il campanile viene consolidato con catene in ferro, per opera di Gaetano Romano.
1886 _ I Regi Decreti di gennaio e luglio prevedono la totale demolizione del complesso. Nel frattempo, i tecnici del Corpo Reale del Genio Civile esprimono la necessità di un intervento di restauro del campanile eremitano, il cui rivestimento manifesta segni di dissesto.
1889, 9 Set. _ Un masso di fabbrica si distacca dalla torre campanaria frantumando un fanale a gas.
1909-1910 _ Vendita agli Ascarelli, commercianti ebraici napoletani.
1912-19 _ Adolfo Avena, Soprintendente ai Monumenti, affida la direzione all’ingegnere Giuseppe Abatino. Il cantiere procede per sezioni orizzontali, dal quarto al primo ordine, più dissestato, progettando ad hoc un andito sospeso a castelletto mobile.
1947 _ Difficoltà economiche postbelliche determinano la vendita del complesso alla Società Immobiliare Rettifilo.
1957, 1 Ag. _ Distacchi di materiali lapidei, di marmi e stucchi dal prospetto principale del Campanile e cornicioni della cupola all’interno.
1962, 29 Ag. _ Lavori di riparazione dei danni di guerra per la completa eliminazione del danno bellico: restauro delle strutture murarie della Chiesa e del Campanile.
1987, Gen. _ Istituzione del «Fondo Edifici di Culto», sulla base della legge 206/1985, tra cui beni rientra anche il complesso agostiniano.
2011, 5 Apr._ Distacco di un grosso blocco di piperno dal terzo ordine del campanile frantumandosi al suolo.

Rilievo dimensionale, dei materiali e delle tecniche costruttive

 

L’analisi procede con il rilievo dimensionale del corpo di fabbrica, limitato a quelle porzioni accessibili, a causa di proprietà private (basamento, I e II livello) o inagibilità degli ambienti. Il rilievo è stato condotto mediante strumentazione tecnica e foto-raddrizzamento.
La torre campanaria è caratterizzata da quattro celle in muratura in conci di TGN, sommariamente sbozzati, pareggiati da letti di malta di spessore medio-robusto, poggianti su un basamento, anche esso tufaceo, rivestito da blocchi di piperno , di probabile origine quattrocentesca (ipotesi). Gli orizzontamenti si caratterizzano per volte in muratura di TGN a vela a sesto policentrico al I, II, III, IV ordine e a botte per l’ambiente basamentale. Superfetazioni successive alla costruzione si individuano nei solai piani e tramezzi che interrompono la spazialità della I e II cella.
La fabbrica mostra un rivestimento in piperno dei cantonali e in laterizio dei campi centrali. Trabeazioni, edicole, basamenti, fasce di collegamento e mensole vedono l’alternarsi di marmo bianco di Carrara, calcare e piperno. Dal basso verso l’alto, le lesene rimandano all’ordine dorico, ionico e corinzio. Dalla volta di copertura sporge una garitta in tufo con tracce di intonaco.
L’ultima cella ospita l’apparato campanario costituito da elementi bronzei a slancio o fermi, con ceppi di sospensioni in legno, albero in ferro e ruota in ferro con cinghia lubrificata nel primo caso, martelletti esterni elettro-battenti nel secondo.

La campionatura dei geo-materiali


Uno studio interdisciplinare ha fornito importanti informazioni circa i materiali costituenti la fabbrica del campanile. Sono stati raccolti diversi frammenti erratici dei geo-materiali e dei loro prodotti di degrado, in conformità alle relative normative (NORMAL-2/80, NORMAL-3/80_Materiali lapidei: Campionamento).
Sui campioni prelevati sono state eseguite analisi diffrattometriche XRD ed analisi in microscopia ottica su sezione sottile. I risultati accertano la presenza di una struttura in TGN, disposta su letti di malta che si caratterizza per una doppio strato: uno interno, meno recente, ed uno esterno, a base di calce ed inerti grossolani di origine vulcanica. Le analisi riscontrano, in particolare, una pigmentazione rossastra su malta e laterizi, indice di in precedente intervento di conservazione dei fronti; una finitura gialla sui piperni, da intendersi come alterazioni di altre e differenti pellicole protettive.

Interpretazione stratigrafica degli elevati

 

Elementi di microanalisi

Relativamente ad ogni unità (USR), sono state esaminati gli elementi di microanalisi, le tracce di buche pontaie, determinandone dimensioni, eventuale allineamento orizzontale/verticale, tamponatura, pontate.
I fori da ponte hanno dimensioni minori lungo il primo ordine, indice di un impalcato da costruzione poggiante su propri ritti esterni, e vanno ad assumere dimensioni via via maggiori salendo verso l’alto, laddove si ritenga utilizzato un’impalcatura auto portante, attraversante il paramento tufaceo da parte a parte e rinforzata da saette.

Le cortine in laterizio

Il cantiere della costruzione rivela essenzialmente due tipi di tessitura: alla gotica, dove elementi di testa si alternano ad elementi di lista, al I e II ordine; a cortina dove tutti gli elementi sono di lista, al III e IV ordine. Altre porzioni di muratura mostrano tessiture con variazioni: dalla gotica con inserti di testa in verticale o diagonale a quella a cortina con lieve sfalsatura o elementi di testa disseminati casualmente.
Sono state esaminate 8 campioni di muratura, di 1x1m, riportando dimensioni, tipologia costruttiva, coloritura, stilatura dei giunti per ciascuna porzione.

Gli elementi metallici – Tecniche di ancoraggio e consolidamento

La torre campanaria, già in fase di costruzione, era stata dotata di un sistema di tirantature rasentanti le murature interne, per evitare il ribaltamento dei quattro fronti. Tale tirantatura si compone di paletti ferrei ( lunghezza variabile 0,92 ÷ 1,05m).
Si individuano poi, elementi metallici risalenti al cantiere di consolidamento del 1732, quando, all’indomani del terremoto, si introducono paletti in ferro di maggiori dimensioni (1,13 ÷ 1,27m). Il Genio Civile, alla fine dell’Ottocento apporterà anche esso un contributo mediante capo-chiavi in ferro (0,40×0,40m). Segue infine il cantiere di ‘robustamento’ che introduce elementi metallici esclusivamente esterni: dalla cerchiatura in ferro confinante il basamento del IV ordine alle staffe in ferro, ferro rivestimento in rame o barre di rame, che fissano il rivestimento smosso mediante fusione di piombo che, colato in fori predisposti, serve ad assorbire le deformazioni delle grappe.

Le patologie di degrado superficiale

 

Sono stati individuati i fenomeni degradativi dei quattro fronti e degli interni accessibili . Il processo di alterazione e degrado dei materiali da costruzione della torre (di circa 60 m di altezza), non può non risentire dei fattori ambientali, i cui effetti, nel caso del Campanile, risultano accentuati: la pioggia facilita le corrosioni, i distacchi, le efflorescenze e comporta il deposito di sporcizia; il vento direziona la pioggia facendo risultare più facilmente bagnate le sporgenze e le facciate esposte ai venti dominanti.
Nel caso suddetto è soprattutto il prospetto N a manifestare segni di colonizzazione biologica, crosta, macchie e presenza di vegetazione.

Progetto di conservazione delle superfici

Ogni intervento di conservazione non può prescindere da una preventiva conoscenza del manufatto attraverso una serie di approfondite ricerche di carattere storico, strutturale e tecnologico. Nell’impossibilità di condurre preventivamente prove in situ o in laboratorio, per la diagnosi dell’alterazione si è svolto inoltre il confronto diretto tra il fenomeno di degrado in atto e le descrizioni contenute nelle indicazioni Normal (UNI-NorMal 11182/2006).

Progetto delle indagini diagnostiche

 

Si riportano di seguito le indagini diagnostiche da effettuare sulla fabbrica, necessarie ai fini di una conoscenza maggiormente dettagliata sui materiali e sul loro stato di conservazione e degrado.
Da eseguire sulle murature:

  • MARTINETTI PIATTI, PROVE SONICHE , ANALISI TERMOGRAFICA, INDAGINE ENDOSCOPICA, PROVA DI INIETTABILITA’

Da effettuarsi sule membrature lignee:

  • RESISTOGRAF, TERMOIGROMETRO

Da eseguire sulle tracce di disegno preparatorio collocato nella I cella:

  • CROSS SECTION

Scelta dei metodi d’intervento

Terminate le analisi sulle caratteristiche del materiale lapideo e sulle cause della sua degradazione, si procede al restauro di tutte le superfici che consiste in:

‐ pre‐consolidamento (facoltativo, da valutare a seconda dei casi);

‐ pulitura;

‐ consolidamento;

‐ protezione.

Interpretazione della modellazione strutturale

Per analizzare il meccanismo di collasso della torre, è stata condotta un’analisi agli elementi finiti in campo elastico-lineare, tramite software ABAQUS, assimilando la muratura ad un materiale continuo omogeneo, con resistenze a trazione e a compressione prestabilite.

Imput caratteristiche meccaniche: La torre è schematizzata come una mensola con incastro alla base e lungo i fronti Sud ed Est per circa due ordini. Si ipotizza un comportamento monolitico per effetto di un corretto ammorsamento dei cantonali. L’analisi è condotta considerando l’assenza degli elementi irrigidenti.

Distribuzione delle sollecitazioni sotto carichi gravitazionali

L’analisi mostra che il valore della massima tensione di compressione alla base, prossima alle aperture, è circa 1,2 MPa. E’ presente una condizione di basso rischio per la struttura: prove in situ con martinetti piatti permetterebbero di ottenere una stima dell’effettivo stato tensionale, della resistenza a compressione e del modulo elastico della muratura presente.

Il meccanismo di danno ipotizzabile è la perdita di aderenza del massiccio rivestimento al supporto tufaceo, reso evidente da un quadro fessurativo che si distribuisce omogeneamente sui quattro fronti, con particolare concentrazione in prossimità del cantonale libero N-W. Tra le cause è possibile annoverare la ormai insufficiente capacità legante dei materiali da costruzione e le continue vibrazioni indotte da traffico su rotaia sotterraneo (Metropolitana).

 

Distribuzione delle sollecitazioni sotto carichi laterali (simulazione sisma)

Il grafico mostra in rosso le porzioni di muratura che entrano in crisi per schiacciamento, a seguito della parzializzazione della sezione per l’assente resistenza a trazione della muratura. Il collasso avviene tra I e II ordine con conseguente oscillazione della parte superiore, per un valore di accelerazione di picco al suolo di circa 0,1 g, che è comparabile con il valore di P.G.A. del sito (Napoli – zona 2 : 0,15g – 0,25g).
Si ipotizza dunque l’attivazione di cinematismi in corrispondenza della parte basamentale, con conseguente schiacciamento della stessa.

Miglioramento e prevenzione rischio sismico

Per aumentare la prestazione sismica del campanile, si ipotizza l’inserimento di:
– tiranti in lamine di fibra di vetro (40mm x 9mm), con testa in alluminio, disposti nella parte sommitale del I ordine;
– una cerchiatura con piastre (290mm x 390mm) e cavi tenditori (ø 16mm) in acciaio inox al basamento del III ordine;
– una cerchiatura alla garitta tramite fascia circolare (h. 100mm) in corrispondenza della piattabanda.
Si procede inoltre alla ritesatura delle cerchiatura presente al basamento del IV ordine.

Il complesso monastico di Sant’Agostino alla Zecca: inquadramento normativo

 

Le norme di attuazione per il centro storico di Napoli

 

La Variante Generale al PRG approvata nel 2004 costituisce, insieme alla Variante di Salvaguardia e alla Variante Occidentale, un nuovo piano regolatore che articola il territorio in zone omogenee .
Per il centro storico, l’art. 103 delle Norme di Attuazione, individua quale classe tipologica l’“unità edilizia speciale preottocentesca originaria o di ristrutturazione a struttura modulare”, all’interno della quale ricade anche il Campanile ed il convento agostiniano.

Fruizione dell’insula agostiniana

Obiettivo primario del progetto è la conservazione dell’edificio col fine di lasciare più inalterato possibile l’antico impianto. Il complesso agostiniano non può non assolvere una funzione di tipo culturale.
Secondo quest’ottica, la salita alla torre è il punto di arrivo del percorso espositivo che si sviluppa all’interno del complesso, la quale è raggiungibile al II livello tramite ripristino di quei percorsi che i monaci compivano muovendosi dalle proprie celle o dagli interni della Chiesa. Si ipotizza la demolizione di quelle superfetazioni ( solai piani, tramezzi) che frazionano la spazialità della cella del I ordine.

Adeguamento normativo

Il D.M. 236/1989 fornisce le Prescrizioni tecniche necessarie a garantire accessibilità, adattabilità e visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche.

 

La CEI EN 62305-1 (CEI 81-10/1) fornisce la Protezione delle strutture contro i fulmini (L.P.S.), ovvero linee guida per la progettazione di dispositivi di protezione dai fulmini, che hanno il compito di preservare la struttura da fulminazioni incontrollate, dirette e/o indirette.

Infine occorre ricordare il D.M. 569/1992_Regolamento concernente norme di sicurezza antincendio per gli edifici storici e artistici destinati a musei, gallerie, esposizioni e mostre e il D.P.R. 418/1995_ Regolamento concernente norme di sicurezza antincendio per gli edifici di interesse storico-artistico destinati a biblioteche ed archivi.

Il progetto architettonico

Tramite il recupero dei percorsi originari utilizzati dai Padri Agostiniani, il percorso espositivo del complesso culmina negli ambienti del Campanile: la Torre si configura come museo di se stesso perché nodo focale nell’articolazione del complesso, nonché per la conoscenza delle fasi della costruzione.
Il percorso espositivo si articola, metaforicamente, come un nastro, che accompagna il visitatore sino in sommità e che si materializza, di volta in volta, in una traccia della pavimentazione piuttosto che in un elemento di rinforzo per il corpo scala.
Lo spazio basamentale, a quota strada, ospita un book-shop ed un info-point che svolga attività promozionali per la torre; il livello 1 offre uno spazio accoglienza, che renda finalmente visibili i disegni preparatori all’intradosso della volta a vela e che funga da smistamento tra ambienti del Sedile del Popolo e Chiostro. La II cella è dedita alla comprensione dell’architettura eremitana; l’allestimento si compone di arredi da terra in plexiglass, a retroilluminazione LED, e a parete, sospesi per cavi. Si prevede una pavimentazione in battuto di cocciopesto, opportunamente integrata da tecnologia a LED per evidenziare percorsi o viste preferenziali.
Nella III cella il Campanile si racconta attraverso il cantiere della propria costruzione: protagoniste sono le buche pontaie che, con dimensioni ed allineamenti, forniscono informazioni sui tempi di messa in opera dei paramenti. I fori da ponte sono volutamente lasciati visibili ed evidenziati con tecnologia LED, al fine di porre attenzione su quel percorso sospeso che ha permesso la costruzione della torre. Una passerella, di nuova progettazione, sospesa, si caratterizza per un’orditura lignea ancorata tramite piastre in acciaio al paramento tufaceo; l’inserimento avviene per consentire al visitatore l’affaccio dalle grosse bucature.

Si giunge infine alla IV cella che tratta dell’arte campanaria avvalendosi di espositori da terra interattivi in plexiglass, retroilluminati a LED.

Il consolidamento della scala esistente

Il consolidamento del corpo scala avviene tramite inserimento di una struttura collaborante, travi a ginocchio (UPN 140)disposte all’intradosso delle travi lignee preesistenti, ancorandole alla struttura tufacea. L’impiego del profilo angolare consente l’attacco del parapetto, in vetro temperato, preventivamente forato e fissato mediante borchie. Lungo le rampe, piatti trasversali irrigidiscono ulteriormente la nuova struttura. Si completa l’intervento con la cerchiatura dei pianerottoli.

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