Premiato

Premio ARCo 2015

Craco. Progetto di restauro del borgo medievale

Autori: Pietro Colonna, Mariantonietta Pepe, Annamaria Santarcangelo
Relatore: Prof.ssa R. de Cadilhac

Correlatore: Prof. M. Ieva
Politecnico di Bari
Facoltà di Architettura
Laurea Magistrale in Architettura
A.A. 2013/2014

Relazione del concorrente


Craco vecchia, borgo abbandonato di origine medievale, antico cuore pulsante dell’omonimo comune, sorge su un costone roccioso dell’entroterra lucano, in provincia di Matera.

Così come in molti altri paesi della Basilicata, un elevato rischio idrogeologico affligge l’antico abitato fin da tempi remoti. Questo per ragioni riconducibili:

– alla natura geologica del terreno, altamente disomogenea per la compresenza di conglomerati argilloso-sabbiosi in superficie e di argille azzurre ed argille varicolori in profondità;

– a moti tettonici di scorrimento bi-planare e di tipo ascensionale con perforazione degli strati più superficiali e fuoriuscita della massa argillosa;

– alle acque meteoriche che scorrono sulla superficie dei terreni creando solchi profondi ed innescando fenomeni di erosione.

Tali criticità hanno favorito importanti fenomeni franosi che sul finire del XIX secolo sono progrediti, fino ad interessare nel 1963 il borgo medievale.

Da quasi 40 anni ormai, il paese è stato evacuato attraverso un’ordinanza di sgombero che ha imposto il trasferimento della popolazione in località Peschiera, centro urbano realizzato 7 km a valle dell’antico abitato.

Ad oggi Craco è parte integrante di un paesaggio altamente suggestivo, caratterizzato da colline dalle forme sinuose quasi sempre coltivate a seminativo, e si colloca all’interno dell’istituendo “Parco dei Calanchi”, che ha come obiettivi la valorizzazione degli aspetti paesaggistici, dell’agricoltura e della zootecnia praticate con metodi tradizionali, al fine di promuovere lo sviluppo e la commercializzazione dei prodotti tipici del territorio.

Al tempo stesso lo stato di abbandono in cui versa il borgo e il suo aspetto “ruderizzato” in tempi recenti hanno catturato l’attenzione di un turismo colto e l’interesse del cinema d’autore, che ha più volte scelto la location confermandone la forte vocazione scenografica. Lo testimoniano alcune scene girate a Craco da Pasolini nel 1964 con il film “Il Vangelo secondo Matteo”, oppure quelle di Rosi con “Cristo si è fermato ad Eboli” del 1979, o quelle di Gibson del 2004 con “La passione di Cristo”.

Il progetto di restauro del borgo abbandonato di Craco è nato partendo dall’assunto che anche le criticità potessero diventare punti di forza, condividendo i desiderata degli abitanti, dei turisti e degli opinion leader, animati dalla volontà di far rivivere il borgo, valorizzandone gli aspetti identitari. Questi aspetti sono, in realtà, gli stessi di un tempo, ma, oggi più che mai, sono legati alla fragilità e alla vulnerabilità del borgo. In uguale misura si sono rivelate fondamentali nel dare concretezza al percorso progettuale le risorse immateriali, tra cui la cura e l’attenzione della Pubblica Amministrazione, degli storici e degli studiosi determinati nel perseguire un progetto di rinascita che a molti può apparire utopistico.

Per questi motivi è stato condotto un percorso multi-disciplinare: il rilievo, seguito dall’analisi dei caratteri morfologici e tipologici nel loro sviluppo storico, ha reso possibile cogliere i dati identitari del borgo; l’indagine storica con lo studio delle fonti ha condotto al riconoscimento delle fasi costruttive, mentre le informazioni sui caratteri geologici e l’analisi strutturale hanno reso più agevole la valutazione dei margini operativi di messa in sicurezza e consolidamento; l’analisi sociologica, svolta tramite interviste, questionari e brevi focus group, ha accertato la presenza di sentimenti di appartenenza e affettività al vecchio borgo, necessari per il coinvolgimento della popolazione nel progetto conclusivo.

La molteplicità degli aspetti considerati ha permesso dunque di elaborare un progetto quanto più organico che prevede:

-alla scala urbana, la formulazione di linee-guida d’intervento per la conservazione e la valorizzazione del borgo;

– alla scala architettonica, l’approfondimento di alcuni casi-studio.

 

Il progetto nel suo insieme intende perseguire i seguenti obiettivi:

-promuovere attività di ricerca sui temi della difesa del suolo e del recupero edilizio in aree franose;

-fare di Craco il cuore del “Parco dei Calanchi”, all’interno di una rete a scala regionale;

-realizzare un Parco Museale Scenografico dei Ruderi;

-rendere il borgo un luogo di produzione artistica e culturale;

– fare in modo che i turisti trovino adeguate strutture ricettive.

 

LA SCALA URBANA

Le fasi operative delle linee guida d’intervento alla scala urbana prevedono:

– la realizzazione di un sistema di monitoraggio che fornisca dati sull’andamento del fenomeno franoso;

– la realizzazione di opere di regimazione e smaltimento delle acque meteoriche, al fine di diminuire l’imbibizione del terreno;

– la sistemazione paesaggistica dei versanti con interventi di forestazione e piantumazione di vegetazione autoctona in grado di assorbire grandi quantità d’acqua;

– il consolidamento del pendio attraverso opere di contenimento del terreno, basate sull’uso di terrazzamenti realizzati in muretti di pietra a secco, che riprendendo le giaciture degli isolati non più esistenti, assecondano la conformazione orografica del terreno;

-la messa in sicurezza dei percorsi di risalita per favorire la fruizione del centro;

– la messa in sicurezza, il consolidamento e la protezione dei ruderi ai soli fini scenografici;

-la realizzazione di un albergo diffuso, che recuperi alcune unità abitative.

 

LA SCALA ARCHITETTONICA

Alla scala architettonica, invece, il restauro e la ri-funzionalizzazione di alcuni edifici campione si prefigura come un progetto pilota per un più vasto programma di rivitalizzazione del borgo.

Tali edifici sono stati scelti per la loro funzione rappresentativa, ma soprattutto perché sorgono su un’area che offre buone garanzie di stabilità a conclusione del percorso di visita messo in sicurezza dall’amministrazione comunale. Gli edifici selezionati prospettano su Largo Macchiavelli e Largo Grossi: si tratta della torre normanna, della chiesa madre dedicata a San Nicola Vescovo, di un palazzo nobiliare appartenuto alla famiglia Grossi e di alcune unità abitative situate alla base della torre.

Oltre al rilievo, che si è avvalso di metodi di misurazione diretta e indiretta, sono state effettuate numerose indagini, (come lo studio dei campioni murari, delle unità stratigrafiche, delle malte fatte analizzare in laboratorio), le quali hanno permesso di conoscere lo stato di consistenza attuale, di degrado strutturale e superficiale.

In particolare l’analisi del quadro fessurativo ha permesso di formulare ipotesi circa i cinematismi in atto e quelli potenziali, rispetto ai quali sono state avanzate proposte d’intervento quanto più consone alle problematiche riscontrate. Gli interventi di tipo strutturale e i rimedi alle forme di degrado superficiale rientrano all’interno di progetti di restauro specifici per ogni edificio, unitari e coerenti, che tengono conto degli aspetti tipologici, dei materiali e delle tecniche costruttive tradizionali, delle vicende costruttive, degli aspetti figurativi e, al tempo stesso, particolarmente attenti all’attribuzione di una nuova destinazione d’uso, rispettosa delle vocazioni funzionali di ciascun edificio.

 

 

1)LA CHIESA MADRE

La chiesa madre dedicata a San Nicola Vescovo, originariamente con un impianto a tre navate, è ora priva della navata destra, crollata nella seconda metà del XIX secolo.

Il progetto di restauro in primo luogo prevede un ripristino delle condizioni di stabilità e sicurezza. I dissesti statici che interessano sia la chiesa che gli altri edifici sono, per la maggior parte dei casi, riconducibili a un cedimento fondale delle strutture, dovuto alla natura franosa del terreno, a cui si aggiungono la decoesione diffusa della muratura che causa, poi, crolli parziali o totali di alcune strutture.

Si propone quindi, previa puntellatura degli edifici, di porre rimedio a tali fenomeni consolidando l’apparecchiatura muraria con operazioni di “scuci e cuci”, stuccatura dei giunti di malta e iniezioni di miscele leganti. Migliorata l’apparecchiatura muraria sarà possibile proseguire con la posa in opera di tiranti. Per evitare che le murature decoese possano subire crolli, solo in seguito sarà possibile effettuare un ampliamento fondale con lo scopo di ridurre il carico unitario incidente sul terreno, aumentando la superficie di scarico.

Prioritari risultano inoltre la ricostruzione della volta del presbiterio, crollata nel 2011, attraverso la messa in opera di centine adeguatamente progettate, e, sull’estradosso delle altre volte, l’applicazione di materiali fibrorinforzati a matrice polimerica, al fine di ridurre i fenomeni di ribaltamento a cui sono soggette. Ai mancati ammorsamenti tra arco portante e tamponamento sulla parete d’ingresso si porrà rimedio effettuando interventi di rinzeppatura, non potendo ripristinare un ingranamento mai esistito.

Il restauro dei pavimenti, costituiti da piastrelle in graniglia e, in parte, da pianelle in cotto, prevede sia per le une che per le altre, operazioni di pulitura e, in caso di lacune, di reintegrazione con piastrelle di materiale, forma, colore e dimensioni analoghe alle originali, ma con una finitura superficiale opaca e leggermente scabra a garanzia della riconoscibilità dell’intervento.

Per quanto riguarda gli apparati pittorici se ne prevede la conservazione così come si presentano, con l’intento di restituire al visitatore la complessità delle stratificazioni, pulendoli per far riemergere i colori, reintegrando le lacune con tinte neutre, consolidando e proteggendo; mentre per le altre superfici interne, sia murarie che voltate, si prevede una tinteggiatura con i toni del color avorio, per mancanza di dati documentari o tracce materiali che attestino i colori originari.

Per gli esterni, invece, s’intende preservare l’immagine decadente di Craco sia perché essa è consolidata nella memoria collettiva, sia perché a tale immagine si deve la predisposizione di Craco a set cinematografico, valore aggiunto non irrilevante da un punto di vista economico e culturale.

Per preservare questo fascino, i cromatismi e le particolari consistenze materiche, si propone, previa pulitura e applicazione di tutti i rimedi relativi alle specifiche forme di degrado, di applicare sui paramenti esterni una semplice velatura che permetta di lasciare a vista l’apparecchiatura muraria.

Uno scrupoloso rilievo diretto, le immagini fotografiche d’archivio e le fonti storiche rinvenute, hanno permesso di effettuare inoltre il progetto di anastilosi del portale. Una parte dei conci di pietra che lo costituivano si trova ora accatastata sul sagrato della chiesa, un’altra parte, è conservata nella mediateca comunale. Anche se in discrete condizioni di conservazione, si richiedono una pulitura fuori opera con acqua atomizzata e, a rimontaggio eseguito, un consolidamento superficiale a pennello, una stuccatura delle microfratture superficiali e l’applicazione di una velatura, che avrà il compito di restituire uniformità cromatica alle superfici trattate.

La configurazione ad aula del corpo principale della chiesa ben si presta a diventare una sala per conferenze e proiezioni cinematografiche che prevedano cicli retrospettivi legati a film d’autore girati a Craco e in Basilicata. Nella navata laterale, invece, si prevede l’allestimento di un’esposizione a carattere permanente attraverso pannelli didascalici che documentino la storia cinematografica del paese.

 

2) PALAZZO GROSSI

Il progetto del palazzo Grossi, formato da un corpo principale di due piani, e da due ali, di cui quella a N-O è soggetta a un visibile distacco essendo costruita su terreno in parte franoso, prevede, oltre agli interventi strutturali e superficiali che saranno realizzati nel rispetto dei criteri precedentemente esposti, la ricostruzione di un solaio ligneo e di quello della copertura oltre alla riapertura di un vecchio collegamento tra corpo centrale ed ala Est.

La ricostruzione del solaio intermedio a struttura lignea con cassettonato, e del solaio di copertura, entrambi crollati, saranno effettuati ricorrendo a foto d’archivio e a materiali e tecniche tradizionali, impiegando però un cordolo in acciaio che possa meglio distribuire i carichi e inserendo in copertura uno strato isolante e uno impermeabilizzante per migliorare le prestazioni termoigrometriche. Le tempere presenti all’interno del palazzo, interessate da lacune, saranno integrate con intonachino neutro in sottosquadro dopo essere state pulite e consolidate superficialmente.

Al piano terra, sono previste botteghe artigiane, nelle quali troveranno accoglienza attività di vendita e produzione di prodotti enogastronomici tipici, una locanda con cucina tipica, e una vineria per la degustazione dei vini locali. Al primo piano si prevedono, invece, un centro studi di monitoraggio e ricerca in aree franose, nonché un laboratorio didattico per la lavorazione dell’argilla dove apprendere le diverse tecniche di lavorazione. Tali attività sono legate dal comune intento di favorire la riscoperta dei valori territoriali attraverso l’uso della materia prima reperibile in situ, tra cui l’argilla, che da sempre ha costituito una minaccia, ma che può essere lavorata per produrre oggetti d’arte o materiale ecologico per l’edilizia.

 

3) LE UNITA’ ABITATIVE

Il restauro delle unità abitative in Largo Macchiavelli ha l’obiettivo di riportare tali edifici alla loro funzione originaria, destinandoli ad assolvere il ruolo di alloggi temporanei, in modo che diventino parte integrante di un albergo diffuso per l’accoglienza dei turisti.

Il progetto prevede la ricostruzione di una scala esterna e di alcuni volumi del piano superiore che hanno subito dei crolli, riprendendo la tecnica costruttiva locale in muratura mista di bozze di arenaria e mattoni. La ricostruzione del sistema di copertura, in coerenza con l’unico tetto superstite, prevede l’uso di coperture a quattro falde e, al di sotto, un solaio ligneo che, dando luogo ad un sottotetto, sarà utile al passaggio di reti impiantistiche.

Sfruttando l’attuale conformazione delle abitazioni sono stati ricavati al piano terra due alloggi doppi, uno dei quali può diventare triplo, e al primo piano un alloggio quadruplo che può essere diviso in due doppi con ambiente comune. Se negli ambienti al piano terra è stato possibile sfruttare la presenza di vani esistenti scavati nella roccia per la predisposizione dei servizi igienici, al primo piano è stato necessario progettare un vano a essi dedicato. Si tratta di un sistema divisorio in legno, collaborante con le travi lignee del solaio, utile alla distribuzione degli spazi interni, posizionato in modo da creare un corridoio per l’accesso alle camere. Il divisorio è costituito da montanti e doghe in legno che formano una parete cava, con intercapedine, utile al passaggio verticale delle reti impiantistiche. Tale struttura è stata studiata, inoltre, per accogliere armadiature e piani d’appoggio utili agli ospiti dell’albergo.

La pavimentazione riprenderà quella presente nelle unità del piano terra, costituita da pianelle in cotto, mentre per le superfici verticali, esterne ed interne, si procederà in maniera analoga agli altri edifici.

 

4)LA TORRE NORMANNA

Il progetto della torre normanna sceglie di ridefinire la qualità spaziale, persa durante lo scorso secolo. Si prevede di liberare la torre, il cui spazio interno risulta allo stato attuale totalmente occupato da tubazioni e da un serbatoio idrico in cemento armato, realizzato nel 1949 dall’Ente Autonomo dell’Acquedotto Pugliese, inserito a scapito di una volta a botte in muratura. Il progetto decide di risparmiare la sola parte basamentale del serbatoio, la cui sagoma sarà leggibile sul pavimento del piano terra attraverso un diverso trattamento dei materiali. La volta a botte non più esistente viene citata per rievocare la spazialità perduta e progettata in sottili listelli di larice, sostenuti da arconi in legno lamellare. Tale struttura sarà appesa al solaio intermedio in legno a doppia orditura, che va a ripristinare la quota di calpestio del primo piano, raggiungibile mediante una scala in legno, una volta certamente esistita, ma rimossa nel 1949. I rimedi al degrado strutturale e superficiale saranno analoghi a quelli descritti per i precedenti casi-studio.

La funzione della torre, edificio simbolo del borgo e conclusione del percorso di visita, sarà quella di raccontare la realtà contadina regionale, attraverso l’esposizione di fotografie d’autore del XX secolo. Saranno così gli scatti di Guareschi, Cartier-Bresson, Seymour, Koudelka, Cresci e molti altri a raccontare tutto il fascino discreto di una terra antica, meritevole di essere valorizzata, conosciuta e tutelata.

 

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