IL MiBAC assuma la competenza esclusiva sul patrimonio architettonico storico! – lettera aperta delle Associazioni al MiBAC

Pubblichiamo la lettera aperta delle Associazioni al MiBAC.
Questa lettera è l’esito della Tavola Rotonda tenutasi all’interno dell’ VIII Convegno ARCo – I BUONI INTERVENTI DI RESTAURO: CONSERVAZIONE, ADEGUAMENTO, RIUSO il 9 Marzo 2019.


VIII Convegno nazionale ARCo: Lettera aperta delle Associazioni al MiBAC                  
9 marzo 2019
IL MiBAC ASSUMA LA COMPETENZA ESCLUSIVA SUL PATRIMONIO ARCHITETTONICO STORICO!

Questa lettera aperta affronta alcuni punti critici dell’attività di conservazione e restauro del patrimonio architetto-nico italiano, la cui prima specifica qualità risiede nelle differenze – e quindi nelle identità – delle sue molteplici tradizioni.

Conservazione e sicurezza
La sicurezza del costruito storico è un presupposto della sua conservazione: garantire la sicurezza permette di tenere in vita il patrimonio culturale nel tempo presente e futuro.
La conservazione di ogni singola opera deve basarsi su una preliminare attività di conoscenza e interpretazione atta a evidenziare i valori culturali e i caratteri costruttivi del bene. Pertanto, la sicurezza del patrimonio non va intesa come standard da raggiungere (adeguamento), ma come un traguardo da conseguire in rapporto alla consisten-za materiale di ciascun manufatto, alla sua evoluzione nel tempo, alle sue debolezze e ai suoi punti di resistenza. È il miglioramento, ovvero la “sicurezza possibile”, oltre la quale l’identità e il significato del bene verrebbero intac-cati: un criterio adottato per la prevenzione sismica, ma, in prospettiva per ogni altro requisito di conformità cui gli edifici devono rispondere per legge.

Il rischio sismico e la sicurezza possibile.
In materia di prevenzione sismica, fin dagli anni ’80 si è creata una distanza tra la cultura della conservazione perseguita dal MiBAC e il calcolo strutturale promosso dal Ministero delle Infrastrutture che ha emanato, tra normative e circolari, circa trenta provvedimenti legislativi. Ma solo di recente il paese ha acquisito piena coscien-za del fatto che la vulnerabilità sismica di gran parte del territorio nazionale è divenuta un tema cruciale della conservazione.
Le norme oggi in vigore hanno saggiamente recepito il concetto di miglioramento che, in alternativa all’adeguamento, consente di ricorrere a tecniche di intervento misurate sulle caratteristiche di ogni singolo individuo del patrimo-nio storico, tali da non alterarne la concezione costruttiva. Pertanto la resistenza al sisma dell’architettura storica può essere notevolmente migliorata, ma raramente adeguata ai criteri della normativa emanata nel 2018. Questa consente per i beni tutelati un miglioramento anche modesto, nella maggior parte dei casi realizzabile mediante interventi di manutenzione e restauro, tali da innalzare il coefficiente di sicurezza almeno dello 0,10 rispetto allo stato iniziale.
In questo campo si è determinato un duro scontro anche sul piano giuridico, che vede alcune sentenze della magistratura pretendere l’obbligo di un [impossibile] adeguamento anche per il costruito storico. È perciò evi-dente l’urgente necessità di una profonda revisione culturale e legislativa che ponga fine a questo dannosissimo contrasto.
La questione si complica quando si considerino le architetture del ‘900, che soffrono di un ritardato riconosci-mento d’interesse per la desuetudine culturale a considerarne la legittima appartenenza al patrimonio architettoni-co nazionale. Anche le opere ‘moderne’, spesso frutto di tecnologie sperimentali e talvolta uniche, possono subi-re snaturamenti irreversibili quando attuati nel rispetto letterale delle norme piuttosto che con criteri presta-zionali.

Conservazione e manutenzione.
La conservazione in condizioni di efficienza e sicurezza degli immobili del patrimonio si ottiene con una manu-tenzione conservativa e programmata, che dovrebbe essere l’azione prioritaria e fondamentale. Adottata dalle fabbricerie religiose e dalle residenze reali e nobiliari, è una pratica che, con un costo continuativo ma modesto rispetto agli interventi una tantum, evita manomissioni dannose per il patrimonio archeologico e monumentale.
Purtroppo, un’endemica penuria economica rende la pratica della manutenzione sbandierata ma raramente perse-guita. Si noti che il nostro regime fiscale applica ai lavori di restauro l’IVA al 10% e le pubbliche amministrazioni possono rivalutare il valore degli immobili in base alla spesa sostenuta, mentre la manutenzione ordinaria sconta l’IVA al 22% senza rivalutazione del bene.
La manutenzione conservativa programmata si pratica invece in Europa, come è il caso del “Monumentenwacht” attivo in Belgio e Olanda. Ad ogni monumento andrebbe assicurata una “dote” finanziaria rinnovata nel tempo per interventi di conservazione continuativa.

Per una gestione unitaria
La presenza accanto al MiBAC del Ministero delle Infrastrutture, della Protezione civile, nonché di Regioni e Comuni rende di fatto caotica la gestione del patrimonio culturale. Il nostro paese non può permettersi l’attuale frantumazione di competenze che rendono faticosa e confusa, e spesso inefficace, la gestione del costruito sto-rico. È perciò essenziale che lo Stato organizzi per la tutela del patrimonio un assetto culturale e tecnico-scien-tifico unitario.
In tal modo il MiBAC, adeguatamente potenziato, potrebbe svolgere in piena autonomia il proprio complesso compito, dalla metodologia alla verifica dei cantieri pubblici e privati. Un potenziamento che non tocchi solo gli aspetti tecnico-organizzativi, ma investa anche il campo giuridico, ridefinendo i termini del Codice dei beni cultu-rali e del paesaggio, appesantiti da norme che tutelano interessi diversi e talvolta contrastanti con la tutela. Attual-mente, le norme risultano confuse, contraddittorie e spesso incomprensibili all’opinione pubblica, oltre che poco familiari per magistrati e avvocati. Una maggiore semplicità e comprensibilità risulta fondamentale considerando che la maggior parte del patrimonio architettonico è in mano alla proprietà privata.

La necessità di potenziare il MiBAC.
L’esistenza di un’unica amministrazione responsabile renderebbe ben più trasparenti ed efficienti le attività di tutela e conservazione, e la gestione unitaria del patrimonio storico eliminerebbe conflitti e contenziosi che inaspriscono il confronto tra le diverse amministrazioni, ritardando l’attuazione degli interventi.
Sono vanto dell’Italia la presenza e la diffusione delle Soprintendenze sul territorio che, pur tra mille difficoltà legislative, di organico e gestionali, svolgono un ruolo efficace e virtuoso in tutta la loro complessa attività, dall’apposizione dei vincoli, al controllo del territorio, alla sorveglianza degli interventi.
Invece il MiBAC, a dispetto dei compiti fondamentali che gli competono per la salvaguardia e il progresso del Paese, continua a essere relegato a un ruolo marginale, e non solo in termini di portafoglio, mentre il paese potrebbe trarre grande vantaggio da un potenziamento del suo ruolo sia in termini di competenze che di bilancio.
Mediante un robusto ampliamento dell’organico ministeriale con ingegneri strutturisti, impiantisti e altre figure di scienziati, le Soprintendenze territoriali potrebbero gestire in casa propria l’insieme delle competenze necessarie a guidare gli interventi di conservazione e restauro.
In questo modo verrebbero restituite al MiBAC la funzione e l’importanza che gli spettano ricomponendo gli innaturali frazionamenti operati recentemente negli organi periferici, fornendolo di risorse umane e finanziarie sufficienti a svolgere un ruolo così complesso e importante per della cultura del Paese attraverso la salvaguardia del patrimonio.
È nel MIUR, infine, che la tutela può trovare un partner ideale attraverso la ricerca delle università che praticano discipline umanistiche e tecniche contigue ai temi della conservazione e del riuso del patrimonio, in collabora-zione con la Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBAC.

Napoli, 9 marzo 2019

La presente lettera aperta è stata approvata e sottoscritta da:

ARCo_associazione per il recupero del costruito (Francesco Giovanetti, presidente)
Associazione Bianchi Bandinelli (Rita Paris, presidente)
Associazione FOCUS Quartieri Spagnoli Onlus (Rachele Furfaro, presidente)
Do.Co.Mo.Mo. Italia Onlus (Ugo Carughi, presidente)
FAI – delegazione di Roma (Giuseppe Morganti, capo delegazione)
ICOMOS (Luigi Petti, presidente),
Italia Nostra Roma (Michele Campisi, consigliere delegato)
SIRA – Società italiana per il restauro dell’architettura (Stefano Musso, presidente)
Società Magna Grecia (Giuliana Tocco, consigliere delegato)

 

 

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